Un figlio intervista sua madre

S.F.: Sono con mia madre nella nostra casa al mare e siamo qua un po’ per fare una chiaccherata / così sulla nostra esperienza /sull’esperienza del comingout così/ tu ti ricordi quando te l’ho detto che sensazioni hai provato? come ti sei sentita?

M.: certo che mi ricordo/ è un momento molto importante che ho vissuto come mamma / so che era un periodo in cui tu stavi molto male/ mi facevi capire da/al telefono/ da Roma che c’era qualcosa che bolliva in pentola [Stefano annuisce] questa cosa un po’ mi aveva messo in ansia perchè non sapevo che tipo di  disagio stessi vivendo in quel momento e poi/ c’è stato quel mio viaggio a Fiuggi per un corso di aggiornamento e tu ne hai approfittato per venirmi a trovare a Fiuggi e consegnarmi questa/ questa lettera in cui…

S.F.: e quando io ti ho detto di venire a Fiuggi tu lo immaginavi che lo stavo facendo per dirti qualcosa oppure pensavi che venivo giusto per stare con te

M.: no immaginavo che stessi venendo per parlarmi di questo tuo disagio/ [Stefano annuisce]  e che avessi scelto questo ambiente che fosse un po’anonimo al di fuori / dalle nostre frequentazioni [Stefano annuisce] eh/ ho sempre l’immagine molto viva di questa stanza dell’albergo del momento in cui tu mi hai porto questa lettera

S.F.: ma sei stata contenta che te l’ho data a mano e che non te l’ho spedita

M.: sicuramente questo sì è stato importante perchè / anche per te era importante che tu vedessi la mia reazione da subito perchè le parole più delle parole secondo me parlano gli sguardi gli atteggiamenti quindi possono rassicurare molto di più/ delle parole io so solo che tu avevi questi enormi occhi come posso dire quasi con un punto interrogativo perchè non sapevi quale sarebbe stata la mia reazione/ ti chiedo ma tu cosa ti aspettavi da me?

S.F.: ma sai era un argomento di cui non avevamo mai parlato e poi dalle storie che avevo sentito dire gente che cacciava i figli fuori di casa madri che non parlavano più ai figli o che li portavano dall’esorcista non sapevo come avresti reagito anche perchè tu sei sempre stata molto cattolica e quindi avevo un po’ timore che tu reagissi male/ no?

M.: beh! forse proprio il mio essere cattolica il mio essere invece cresciuta nella visione dell’accoglienza dell’amore innanzi tutto ti doveva in qualche modo rassicurare perchè / quando io ho letto la lettera ho/ mi sono sentita inondata da questo grande dolore che tu avevi vissuto per tanti anni da solo e questa è la cosa di cui più mi rammarico l’averti lasciato solo…

S.F.. vabbè! mica è stata colpa tua è stata una mia scelta non dirti niente prima…

M.: e la mia prima sensazione è stata quella di dimostrarti tutto l’amore che sento per te perchè mi sono detta questo figlio che sarà tanto bistrattato dalla società ha bisogno di tutto il mio amore/ è come se fossi rimasta io sola a dovertelo dimostrare questo amore questa accoglienza/ e quindi questa lettera è stata/ tu descrivevi moltissimo tutti i passaggi tutti…

S.F.: ma ti va di leggerla

M.: sì possiamo leggerla/ tutta quanta?

S.F.. ma si leggila/ poi tanto

M.: intanto il mittente è “dal profondo dell’anima Stefano”

Lettera a mia madre del 17 novembre del 2002

“Cara mamma,

ti scrivo da lontano, con il cuore lacerato e dolente, ti scrivo dall’intimo della mia anima, con angoscia e tormento. Ti scrivo confuso e stanco. Ti scrivo preoccupato e triste. Tu sei la madre migliore del mondo e se non ti ho parlato prima di questo doloroso pugnale che mi taglia, è perché non volevo darti questo immane dolore, non volevo versarti addosso il fardello della mia vergogna e della mia colpa.”

S.F.: e tu già qui immaginavi qualcosa quando hai letto queste parole o

M.: no / come posso dirti il mio approccio con l’omosessualità era un approccio immerso in questo silenzio che la società e la cultura cattolica che mi ha formato mi avevano tenuta perchè la cosa che penso sia più grave nella società di oggi è proprio il silenzio che si vuole creare e che siete riusciti invece a infrangere per fortuna e che dobbiamo ancora continuare a infrangere per cui è importante che tutti i genitori venissero fuori perchè sarebbe una grandissima forza questa

S.F.: ma quando tu hai letto questa prima parte che hai letto adesso già immaginavi no/che si trattasse di omosessualità avevi capito qual era il problema magari sentendomi al telefono prima oppure no pensavi che fosse altro

M.: no no anche perchè non mi ero soffermata a cercare di capire avevo accettato l’attesa del momento in cui tu l’avresti detto e poi ero immersa in ciò che leggevo per distrarmi a che cosa pensavo o meno/ e poi tu qua continui dicendomi “ Tu non meriti di soffrire ancora, se io mi sono chiuso in me stesso e sono stato schivo, se sono fuggito non è perché temevo la tua ira o il tuo disprezzo ma la batosta che mai avrei voluto infliggerti. E se solo avessi potuto evitartelo, credimi, l’avrei fatto.” Già/già con queste tue parole si capisce in che modo noi facciamo vivere gli omosessuali in questa società cioè se uno che è omosessuale già dice che prova vergogna che può essere disprezzato vuol dire che noi abbiamo fatto introiettare in lui tutti questi sentimenti negativi quindi di questo siamo colpevoli

S.F.: beh/ poi io in quella fase lì ero sicuramente in un periodo di insicurezze/ ancora non conoscevo altri omosessuali quindi anch’io venivo fuori da una serie di stereotipi sull’omosessualità senza poi conoscerla

M.: quello diventa un documento di come la società educa é [Stefano annuisce]in fondo e poi c’è il momento infatti in cui dici “Ma non posso più, perché sto scoppiando, perché questo fardello mi sta uccidendo. L’ho tenuto chiuso per anni nel cavo più buio della mia anima, ma piano piano cresceva e spingeva e scalciava, piano piano mi sommergeva e non mi lasciava più respiro, mi soffocava.” dunque se avevi preso questo coraggio era proprio perchè non ne potevi più…

S.F.: sì…

M.: … di nasconderti e questo è stato un bene “Da sempre, credo, ho saputo di essere ciò che sono. Ma da piccolo fluttuavo in un mondo spensierato, fatto di giochi, fatto di innocenza, fatto di purezza. Cresci sognando di essere padre, di sposarti, ti educano a certi valori, poi pian piano scopri le prime pulsioni, con naturalità, con ingenua e ignara innocenza, scopri il sesso, scopri l’amore, ma scopri anche che per te è diverso, che non sei come gli altri, allora hai mille dubbi, ti chiedi tante cose, vorresti fare delle domande ma all’improvviso ti accorgi che non vai bene.” perchè la società purtroppo ha escluso questa fascia “Credi di essere naturale, credi di essere nel giusto, ma per gli altri, “i normali”, non è così. La tua diversità è devianza: diventi malato, coglione, finocchio, diventi cattivo, maniaco, depravato. Ti accorgi a soli tredici anni, mentre i tuoi amichetti hanno le prime cotte, che sarai sempre l’altro. Entri nel panico, che fare? Si può a tredici anni accettare l’emarginazione, l’insulto, il rigetto? Si può accettare se stessi se tutti ti fanno capire che così non vai? No, non si può. Io non posso. Ti guardi allo specchio e ti fai schifo, tu non hai chiesto di essere così e non ti accetti. La prima cosa che fai è ingoiare tutto e cacciarlo nel fondo dell’anima, tenerlo lì,fermo, in un angolo. Respingerlo quando tenta di uscire, nelle notti di solitudine, quando solo con te stesso una voce ti grida da dentro e tu paralizzato taci.” e poi qui hai sottolineato “Il silenzio. Tutto tace. Tutto deve tacere, per sempre, ti dici.” il silenzio di cui parlavamo poco fa che è un silenzio colpevole “E ci provi. Ci provi ad essere normale, perchè nessuno va incontro ad una vita difficile e sofferta con piacere. Perchè tu vuoi disperatamente essere normale e ci provi. Ti fidanzi con una ragazza. Ma niente, per te è solo un’amica e lo sai. Quando ti accorgi di farle del male la lasci, dopo quattro anni, almeno non devi più mentire. Sei stanco, non puoi più portare da solo una maschera, ma non riesci a levartela, resti intrappolato in te stesso e non sai come uscirne” questo è il momento che è stato molto doloroso per te e che hai vissuto da solo perchè non ti ho dato la possibilità di parlarne prima

S.F.: ma non è mica che è stata colpa tua

M.: non è stata colpa mia ma è strano che si è educati e si cresce come se questa possibilità di vita non ci sia/ secondo me “Ti chiedi se sei malato, ma in fondo, sai che non è così, perchè dalle malattie si guarisce. Ti svegli alcune notti distrutto, tormentato. E vorresti morire, potresti farlo, ma non puoi, perchè è già morto tuo padre e non puoi dare questo colpo ai tuoi.” meno male![sorride] “Già, i tuoi, è per loro che vivi, che fingi, che porti la maschera. E’ per loro che dopo una notte insonne ti alzi, come se nulla fosse e continui a recitare. Chi ti è vicino si chiede qualcosa, ma poi scaccia via il pensiero, chi ti è vicino è fiero di te, fa grandi progetti sul tuo futuro.” ma tu qui c’è / “si chiede qualcosa” ti riferivi

S.F.: ma sai io magari / pensavo/ che/ non so/ tu o Federica o qualcuno potesse avere avuto dei dubbi sulla mia sessualità prima possa avere intuito qualcosa

M.: certo il fatto che ti sei trovato questa fidanzatina ci ha un po’/ così/

S.F.: tranquillizzato

M.: tranquillizzato nel senso che una non si poneva un po’ questo / proprio non te lo poni perchè pensi che non esiste questa realtà poi è questo il punto cruciale “Desidera per te una vita felice e tranquilla, una vita che tu vorresti avere ma non puoi. E sai nel silenzio della tua anima che li deluderai, che quando scopriranno chi sei, che cosa sei davvero, gli darai una sciabolata al cuore. Vorresti tanto essere padre, ma non puoi, vorresti dare loro tutto ciò che si meritano, vorresti fingere per sempre e ci riusciresti, forse uccidendoti poco alla volta, rinunciando alla tua felicità e continuando a recitare. Ma sai anche che per farlo dovresti imbrogliare una persona, giurarle che l’ami davanti a Dio e non poterle mai dare ciò che veramente desidera, perchè tu non la desideri e non potrai mai desiderarla.” questo penso è quello che poi ti ha portato a interrompere [Stefano annuisce] il rapporto con la tua ragazza “Io ho scelto di non mentire, di non condannare una persona all’infelicità. Sono troppo egoista per vivere così e troppo debole per morire, allora recito. Sono confuso, sono avvolto da mille dubbi, ho paura di vivere appieno. Si può scegliere di vivere e di morire, si può scegliere di accettarsi o no, si può scegliere di vivere per come si è o far finta di nulla. Ma non si può scegliere cosa si è, perchè credimi l’omosessualità non è una questione di scelta, di cure, di cattivi esempi, ma di natura. Io ho cercato di uscirne in tutti i modi e ci ho riprovato questa estate con un’altra ragazza ma sono stanco di lottare con me stesso;” e adesso quando poi ho letto questo punto mi sono resa conto del perchè quella volta che tu ti preparavi a questo incontro con questa ragazza / mi ricordo era una ragazza che incontravi a Modica [Stefano annuisce] eri così in ansia/ mi sembrava eccessiva questa cosa allora/ tra l’altro avevamo ospite Cecilia/la tua amica “è troppo tempo che scivolo su un binario morto. Al liceo ti dici, ancora sono piccolo, posso farcela a cambiare, all’università si vedrà. Quando sei triste puoi dire che è per la morte di tuo padre” infatti io legavo molte delle tue tristezze dei tuoi momenti così tra virgolette di depressione al fatto che non ci fosse più papà “All’università scoppia la pentola a pressione e cerchi di raccogliere le briciole della tua anima, devi decidere cosa fare della tua vita e non puoi più prorogare la scelta, impazziresti. Scelgo di dire ciò che sono? Si. Sono stanco di mentire, di fingere. Che senso può avere? Mi chiedo perchè sono quel che sono, faccio voti, prego, ma è inutile, perchè fa parte di me.” qua per fare una battuta potrei dire che adesso sei agnostico proprio perchè questi voti non si sono avverati [ridono insieme]

S.F.: potrebbe essere un’ipotesi interessante

M.: “Uccidendo la mia omosessualità uccido me stesso. Scusa mamma, se non sono quello che speravi, scusa per la sofferenza che ti porgo, sono straziato dal doverti scrivere questa lettera, ma ho scelto di essere sincero.” e io ti sono grata di essere stato sincero di avermi permesso di starti accanto adesso/ d’allora in poi “Non ho ancora accettato ciò che sono, ho mille paure che mi stritolano sul mio futuro, ho paura di restare  solo, ho paura a cominciare un nuovo cammino ma almeno non mi sento sporco, perchè sono finalmente sincero.” e a proposito di questa tua paura di restare solo io ricordo quella volta/ cioè la prima volta che tu andavi al circolo Mieli per conoscere degli altri omosessuali che ti sei sentito questa ansia addosso mi hai telefonato eri lì davanti alla porta mi hai detto che faccio? entro non entro/ non voglio entrare/ forse perchè avevi paura

S.F.: beh/ perchè sai quello è un altro passo significativo nel senso/ questo ne ho parlato anche con altri miei amici omosessuali il bussare a quella porta e l’entrare dentro è un modo per dire a te stesso in maniera definitiva/ciò che sei/ no/quindi è come entrare in un mondo ignoto/che da un lato desideri/perchè comunque hai bisogno di conoscere/delle altre persone come te/di confrontarti/perchè poi quello che ti mancava prima era proprio questa possibilità del confronto/sui tuoi sentimenti/ le tue paure/i tuoi desideri eccetera/dall’altra però non sai/che cosa ti troverai di fronte/ e visto che ancora in quegli anni/la televisione i media offrivano dei modelli/di omosessualità molto stereotipati/allora sai/ tu avevi comunque degli stereotipi negativi in testa su un mondo che pensavi fatto solo di pailletes/o di piume di struzzo/in cui non ti ritrovavi più di tanto/e dicevi ma/e avevi un po’questo/ma soprattutto era la paura di

M.: cioè non sono un eterosessuale/quindi non sono come tutti gli altri/ma chissà se poi non mi troverò neanche bene/come omosessuale

S.F.: sì/sì

M.: perchè non lo conosco questo mondo

S.F.: sì perchè non conoscevi quel mondo/e soprattutto avevi delle informazioni molto parziali/ e non vere su quella realtà/che sembrava molto più stereotipata di quella che in realtà è/e quindi avevi questa grande paura/ di/di varcare questa soglia/diciamo così

M.: questa è un’altra grande responsabilità/che la società di oggi ha nei vostri confronti/secondo me

S.F.: sì/sì/ penso che comunque sia sempre legata all’omofobia/questa

M.: sì/sicuramente/cioè non si capisce che si è tutti normali/ma si amano persone di sesso diverso

S.F.: certo/del mio stesso sesso/nel mio caso! [ridendo]

M.: nel tuo caso/sì/ nel tuo caso “Non ti chiedo pietà né compassione, ti chiedo di abbracciarmi perchè ti ho aperto la mia anima” questo/ credo che io l’abbia fatto subito/perchè/come ti spiegavo poco fa/ “Scusa se a settembre ho fatto pochi esami, scusa se ti ho illuso. Cercavo solo di proteggerti da una cosa che mi fa tanta paura.

Non potrò mai perdonarmi per il dolore che ti ho dato ma sappi che se lo faccio è perchè ti amo e non posso più mentire alle persone che amo davvero. Non adesso. Io sono sempre Stefano, per quel che serve, non sono il figlio modello, non sono perfetto, non sono riuscito a proteggerti dalla sofferenza. Perdonami, ma amare vuol dire donarsi per quello che si è. Ecco ti consegno la mia anima finalmente sincero, anche se il cuore mi si gratta pensando a come tutto ciò potrà sconvolgerti. Sappi che per me non è stato facile mentire e che se ho sbagliato l’ho fatto per amore.

Sappi che ciò che più mi angoscia della morte di papà, non è la sua assenza, ma il fatto che non ho potuto dirgli come sono. Sapere che lui era terrorizzato dal fatto che potevo essere gay mi dilania”.

be’ io poi forse avevo influito su questa/ perchè/mi ricordo che una volta ti avevo detto/

S.F.: dopo che mi ero messo con xxxx

M.: dopo che ti eri messo con xxxx/ah! pensare che papà pensava che tu fossi gay!io a questo punto non so/papà aveva questa/quest’idea che se tu non frequentavi il calcetto/il fatto che ti piacesse frequentare il coro/potesse in qualche modo influenzarti/ma non avevamo mai parlato

S.F.: forse sai perchè/io questo anche confrontandomi con altri/miei amici /no?/ho visto che i genitori dello stesso sesso/forse si rendono conto prima di/ captano prima certi messaggi/nel senso che papà/notava così/uhm/non vorrei cadere negli stereotipi/in me un diverso modo di essere maschio rispetto al suo/o comunque degli interessi diversi/il fatto che mi piacesse giocare con le barbie/che all’asilo stavo più con le femminucce/che non con i maschi/tutta una serie di cose/che magari gli facevano capire più istintivamente/che forse/io mi ricordo una volta eravamo andati/insieme al circolo del tennis/io ero piccolo/avrò avuto

M.: tu lo seguivi sempre

S.F.: otto anni/ e lui era andato dopo la partita/a farsi la doccia/nelle docce

M.: negli spogliatoi

S.F.: e io ero andato/al bar del circolo a comprarmi/un’altra gazzosa e poi ero andato lì/e c’era lui e altri uomini nudi che facevano la doccia/ e io ero rimasto lì a guardare/ e lui mi disse vattene/devi uscire da qua/e aspettarmi fuori/ e ho visto molto ansia in questa sua frase che mi disse allora/come se appunto/lui in qualche modo avesse captato che c’era qualcosa di diverso

M.: non lo so/perchè come ti dicevo non è mai venuto fuori un discorso reale/su queste sue ansie/evidentemente voleva/perchè tu eri così remissivo nei confronti degli altri bambini/eh/come posso dire tra virgolette il pacifista cioè quello che non/il non violento che si faceva picchiare e non picchiava/eh poi non so anche lì/si cade secondo me in stereotipi

S.F.: certo/certo

M.: è una questione di carattere/di modo di essere/non è il maschile o il femminile/comunque tuo papà ti voleva un gran bene/era una persona/di cultura/una persona intelligente/ti avrebbe sicuramente accolto/come ti ho accolto io

S.F.: be’/questo non lo possiamo sapere

M.: non lo possiamo sapere/ però per quello che io conosco di lui/torniamo alla tua lettera “Io te lo voglio dire perchè tu possa rispondermi, arrabbiarti, decidere. Avevo il diritto di litigare con papà, di farmi buttare fuori di casa, di farmi rinchiudere in una clinica”.

S.F.: vedi queste erano le paure che avevo allora/anche nel dirlo a te/no?

M.: sì/perchè evidentemente da ciò che tu sapevi molti genitori/hanno/avevano/continuano ad avere questa reazione/eh ma qui/secondo me c’è la mancanza di papà che in qualche modo ti pesa

S.F.: sai cos’è/pesa in qualche modo/la mancanza di questo confronto/anche perchè appunto/essendo lui un uomo della sua generazione/e quindi vissuto in una serie di stereotipi del machismo/eccetera/il confronto con lui/comunque sarebbe stato importante per me hai capito

M.: però/papà non era un uomo macho/era molto gentile/molto pacato/molto simile a te/come carattere/in questo senso/anche lui una persona non violenta eh/non aveva nessuna caratteristica del maschio dominante e maschilista/molto rispettoso della donna degli altri/eh “Avevo il diritto di sapere come avrebbe reagito, cosa avrebbe fatto. Questo dubbio, più di tutti, mi rode e mi tormenterà per sempre. Quando mi dicono che mio padre sarebbe fiero di me so che invece lo avrei ripugnato e ciò per me è doloroso ma inevitabile” beh/questo non lo possiamo sapere/non penso che lo avresti ripugnato comunque Stefano/non hai ripugnato neanche me! “Perchè chi non è come me non può capire quanto dolore, quanta sofferenza e quante lacrime ci vogliono soltanto per potersi specchiare senza disgusto”questa invece è tutta l’omofobia che si introietta “Gli uomini hanno paura di cosa poi non si sa, visto che la maggior parte di noi si ammazza o vive recluso”quindi tu avevi proprio una visione negativa/

S.F.: una visione negativa

M.: una visione negativa/che per fortuna/infatti rileggendola dopo tanti anni/vedo anche come tu sei cresciuto rispetto ad allora/come ti sei rassicurato/”Tutti hanno il diritto di essere felici? Tutti hanno il diritto di vivere? Temo di no. E dopo? Spero che Dio mi aiuti perchè ho vent’anni, ho già sofferto molto, la sua chiesa mi condanna alla castità, mi dichiara reietto e contro natura. Mi condanna all’inferno. Si crede che si possa scegliere di essere uomini o gay ma perchè qualcuno non mi dice come?” qui potremmo inserire la canzone di Povia [ridono] che secondo me doveva essere intitolata Luca non era gay/ e quindi per questo motivo poi ha trovato la sua via!

S.F.: sì/ma qua erano una serie di stereotipi negativi che io avevo/di insicurezze e quindi/anche di confusione scientifica sul discorso del genere/un po’ questa visione da terzo sesso

M.: beh/che era poi la più diffusa

S.F.: sì/sicuramente nel senso comune sì

M.: “Se non ci si scotta con la fiamma come si può capire se il fuoco brucia? Come si può parlare, pontificando, di qualcosa che non si conosce?” è questa è un po’ la domanda che si dovrebbe fare a chiunque

S.F.: a chi discrimina

M.: ma anche/tutte le forme di razzismo/non conoscendo si attacca l’altro

S.F.: certo/certo

M.:“Privateci della nostra dignità, privateci del rispetto di noi stessi, della felicità, della naturale libertà, condannateci senza sapere, censurateci per paura, deportateci, isolateci. Siamo solo uomini fatti di debole carne e fragili ossa, chiediamo solo di poter esistere senza sentirci animali in gabbia, senza sentirci merda. Ho imparato, sulla mia pelle, a non condannare nessuno per quello che è. Ogni ragazzo che vedi, ogni tuo alunno, potrebbe essere come me, non farlo sentire un diverso. La nostra cultura, civiltà, sensibilità, deve di molto crescere prima di assicurare a tutti il diritto alla vita. Perchè in ogni parola, gesto, sguardo, frase si nasconde la condanna, il disprezzo, la pietà, il disgusto. Io voglio vivere appieno, voglio imparare a guardarmi allo specchio, voglio avere il diritto di amare e di essere felice. Perchè la mia finora non è stata vera vita. Per ora vorrei solo accettarmi, non sentirmi sporco”/anche questo della sporcizia

S.F.: be’/questo era un po’un senso del peccato

M.: del peccato/sì

S.F.: che mi derivava dal cattolicesimo

M.: quando si ama non si pecca mai “Chiedo troppo se chiedo una vita normale? Perdonami mamma, perchè sei splendida e perchè ringrazio Dio di avere una madre come te e una sorella come Fede: Tanti non hanno la mia fortuna”.

S.F.: qua ero ancora cattolico/vedi?

M.: be’/Stefano

S.F.: sto scherzando [stringendole la mano]

M.: sì/sì/sono valori che mi portano

S.F.: per come tu li vivi

M.: per come io li vivo/ma così devono essere vissuti/nel rispetto della persona umana in tutta la sua interezza “Perdonami e non soffrire per me, perchè non lo meriti. Avevo giurato di non dirti mai nulla di ciò ma non ho potuto né voluto tacere più. La croce mi era diventata troppo grossa. Scusa. A settembre e adesso ho studiato poco perchè a volte ci sono esami più importanti dell’università. Anzi nonostante tutto sono contento di esser riuscito ad arrivare qui. Riuscirai a perdonarmi e a non soffrire? A pensare a me , come a tuo figlio? Probabilmente ho ucciso il tuo orgoglio di madre, ma ti prego, non chiederti dove hai sbagliato, non pensare che sono così perchè è morto mio padre. Perchè ti assicuro, da tutti questi anni di silenzioso grido di muto dolore, che così si nasce e non si diventa. Scusami e mille volte scusa, sappi che vi amo moltissimo e mi addolora avervi dato questo dolore. Non chiedo nulla se non un abbraccio perchè sono ancora io, più sincero e più nel profondo, sono io che ti scrivo con sofferta fermezza, madre”

S.F.: qua un po’ di retorica da liceo classico!

M.: “Sono sempre tuo figlio anche se più debole e più stanco e ti vorrò sempre bene per quel che vale/ [dandogli una carezza e sorridendogli]” perchè chi è omosessuale non vale l’amore che dà?

S.F.: e quindi dopo questa lettera così pesante

M.: allora/il colpo c’è sempre/

S.F.: è certo

M.: perchè/ è qualcosa che

S.F.: che non t’aspettavi

M.: tu sei sempre Stefano/però io ti pensavo in un modo/eh dovevo/ come posso dire/ rimettere tutto in gioco e soprattutto mi scontravo con questa nuova realtà/di cui non conoscevo niente/per cui la sofferenza era perchè tu soffrivi intanto/e poi per quanto mi riguardava da quel momento in poi infatti è stato carino anche qua questo tuo post scriptum “forse può aiutarti guardare Gaytv e Jimmy” e mi davi anche le indicazioni

S.F.: che erano/ gaytv era una rete satellitare che a quei tempi c’era/no?

M.: sì/ e quindi sicuramente io avevo questa grande curiosità di conoscere questo mondo che mi era stato oscurato prima

S.F.: ecco questo/ cioè il fatto che tu abbia reagito in maniera così accogliente da subito senza avere quella sensazione di rifiuto di/ così di smarrimento che molte madri invece hanno/no/ questo non volerne sapere nulla questo tapparsi le orecchie eccetera/cioè cosa ti ha dato la forza invece/di/

M.: secondo me intanto perchè io/ ho creduto in tutto questo che tu qua mi hai raccontato nella lettera in questo tuo cammino cioè non è che era una cosa che tu così di punto in bianco ti svegliavi una mattina e ti ritenevi omosessuale cioè tu avevi fatto un cammino e mi avevi anche qui descritto cosa ti aveva portato a questa convinzione [Stefano annuisce] eh/ un po’ penso anche per carattere perchè una si interroga sempre/ e si mette sempre in discussione perchè è l’unico modo per migliorarsi/ e io non sapevo niente di questa realtà/ quindi avevo sentimenti di rabbia verso/ innanzi tutto verso la chiesa cattolica che nascondeva e che aveva coperto e che non voleva che si parlasse di tutto questo perchè secondo me è un assurdo questo/ e poi perchè/ sicuramente ci doveva essere qualcosa che mi aiutasse a capire e quindi ho cominciato con le trasmissioni allora Gay tv non trasmetteva solo musica faceva tutta una serie di programmi che sicuramente aiutavano molto a entrare in questo mondo c’erano anche le trasmissioni su fede e omosessualità con don Franco Barbero che io ho conosciuto lì attraverso il video/ e quindi tutto questo mi ha aiutato moltissimo e secondo me anche il fatto che tu vivevi già a Roma e io ho cercato subito a Roma il contatto con l’Agedo con la psicologa che lavorava presso il Mieli la chiaccherata con lei/ l’essere subito stata coinvolta nelle volte che sono venuta a Roma in ciò che l’Agedo /che allora era sorta da poco penso a Roma/ stava facendo/ per cui fui subito invitata a partecipare a un incontro sull’omosessualità presso il Liceo/ mi pare che fosse il Tasso/ a Roma dove aveva insegnato Claudia Toscano/ quindi ho avuto la fortuna anche di trovare subito delle persone con cui confrontarmi/ quanto meno un’altra mamma che era Claudia mentre le altre mamme come mi disse allora Lucia la psicologa Buonucelli/ sarà difficile trovare un incontro perchè spesso vengono le prime volte e poi non si fanno sentire più/ e ricordo anche che un pomeriggio mi fece parlare per telefono con una mamma che chiamava dalla Calabria che era terribilmente angosciata perchè aveva scoperto da poco che il figlio era gay anche lei vedova ma soprattutto la nonna per questa notizia aveva avuto un infarto per cui mi fece parlare anche

S.F.: e che le hai detto?

M.: ma adesso non ricordo nei particolari ma cercavo di rassicurarla che non era una cosa così grave da avere insomma  infarti / capisco sai che in alcune realtà può essere vista/ se poi penso alle risposte che mi sono state date dalle persone invece da cui mi aspettavo maggiore/ come posso dire/

S.F.: comprensione

M.: accompagnamento

S.F.: a chi ti riferisci?

M.: mi riferisco a padre Andrea che da sempre seguiva la nostra famiglia che era

S.F.: il tuo confessore

M.: era il nostro confessore della famiglia veniva addirittura in casa quindi conosceva benissimo te da piccolino e che negli incontri che facevamo nei gruppi famiglia sembrava così razionale così aperto/ per cui mi sono detta beh! conoscendo Stefano/ si ha un’immagine dell’omosessualità completamente diversa da quella che può apparire della perversione e invece mi sono sentita dire / tipo

S.F.: ma quando gli hai parlato

M.: appena sono tornata da Roma tutte queste cose cioè appena tornata da Roma io / intanto da Roma stessa l’ho detto a Federica per telefono

S.F.: ah sì!

M.: sì io sono un tipo che deve parlarne delle cose con qualcuno non riesco a tenermele dentro devo

S.F.: sai che Federica aveva questa paura già prima che noi parlassimo /no/ che al telefono

M.:  ti chiedeva sì ero salita con questa idea perchè si diceva o si droga o è omosessuale

S.F.: ah sì! [ride]

M.: sì può darsi che ti debba dire che/ questo anche lì in famiglia la zia sai erano queste diciamo le previsioni su questo tuo malessere quindi in effetti forse rileggendo la lettera/ cioè capivo man mano anche se poco fa sul momento quando mi hai fatto la domanda/ non riuscivo a ricordare se appena iniziata la lettera/ avessi mangiato la foglia/ quindi ecco quando sono tornata/ tu cosa fai ne parli col tuo padre spirituale pensando che ti rassicuri perchè conosce tuo figlio e quindi insomma e  invece mi sono sentita dire “figlia mia è la cosa più terribile che ti potesse succedere” e insomma io ci sono rimasta un po’ così scioccata da questa risposta perchè secondo me la cosa più grave che mi era successa fino ad allora era stata la morte di tuo padre nell’incidente che certo non è una cosa da tutti i giorni una morte così/ quindi tutto quello che avevo passato/ non è bello vedere il proprio uomo su un letto di una camera mortuaria di un paesino sperduto/in cui non sei mai stata/insomma/e tutto il resto/questo fatto di avere un figlio gay/non mi sembrava una cosa così atroce/cioè capito/non riuscivo

S.F.: a vederci

M.: a vederla come una cosa così grave/gravissima/come se mi fosse crollato il mondo addosso/e quindi ancora di più la mia reazione no? nel volere conoscere/sapere/anche una mia amica mi disse che era meglio non dire niente a nessuno/tenermi questa cosa nel silenzio/perchè dalla gente avrei avuto solo la pietà/poi c’è stato tutto il periodo in cui tu sei arrivato a Natale/quindi mi sono più/come posso dire dedicata a te

S.F.: ti ricordi cosa m’hai detto/quando hai finito di leggere la lettera?

M.: ricordo che ti ho abbracciato e che ti auguravo/ di essere felice

S.F.: e m’hai detto una frase molto bella/m’hai detto tu per me sei stato un dono di Dio/ e se Dio t’ha voluto così/per me va bene così/e quella è una cosa che m’ha dato un grande sollievo perchè/solo in quel momento io ho capito che tu saresti stata dalla mia parte/no?anche se poi con tutte le domande i problemi/il percorso/però sapevo di avere con te un dialogo e non un muro da abbattere

M.: ti ho sempre percepito come un dono di Dio/ancora di più adesso/perchè sicuramente mi hai dato una grandissima opportunità/quella di conoscere più da vicino questo mondo/questa frangia di umanità che è bistrattata /ehm mi si sono aperti nuovi orizzonti/ma anche la mia fede è cresciuta/è maturata moltissimo è diventata una fede da adulta/

S.F.: tu come vivi il tuo essere cattolica/in questa Chiesa?nonostante tutti/così tutti i diktat morali del Vaticano sull’argomento/non solo del Vaticano/ma della società comune?

M.: sicuramente ho imparato a distinguere/la chiesa potere/quella chiesa che studio sui libri di storia di cui parlo con i miei alunni/e quindi di una chiesa che porta avanti come ogni potere un suo programma/ e la fede/perchè ad un certo punto mi sono detta/ma per quale motivo io devo rinunciare a qualcosa che mi appartiene/a questa fede che mi ha dato tanto forza nel passato/mi riferisco sempre alla morte di tuo padre/e adesso rinnegarla solo perchè alcuni uomini/ehm/la usano oppure gestiscono questa fede solo come potere/e penso che il rapporto con Dio/sia un rapporto personale/perchè questo mi è stato insegnato che la fede è una relazione tra un io e un tu/e quindi non è fatta di formule di pratiche di pietà/di dogmi/non è quello che mi fa credere/ o che fa credere la maggior parte dei cristiani/ma è questo capire che questo messaggio che è stato dato da Gesù/che Dio è un padre/un padre che ama/e come in ogni rapporto d’amore/c’è un io e un tu che possono si relazionano/che possono litigare che si possono arrabbiare/ma che crescono sempre nell’amore/cioè è un Dio/è un tu che mi fa conoscere meglio me stessa

S.F.: e non hai provato rabbia per questa Chiesa?

M.: sì/la rabbia sì tanta/continuo a provarla/l’ultima volta che l’ho provata ci sono stata anche male fisicamente/è stato quando una mattina mi sono svegliata/ e ho letto lì fra i sottotitoli  del telegiornale che non si doveva depenalizzare l’omosessualità all’O.N.U./ allora mi sono detta/ma come si fanno a dire certe corbellerie/come si fa a dire che Dio è amore/se poi non lo applichiamo/e sarà sempre una fede sofferta Stefano/non sarà facile/ma ho avuto degli esempi anche il Padre spirituale che mi formò da ragazza/da adolescente/perchè noi abbiamo avuto la grande fortuna di vivere il dopo Vaticano II/di ciò che fu Papa Giovanni XXIII/io l’ho vissuta nell’adolescenza di grande/come posso dire/ occasione di crescita di rinnovamento/per noi diventò anche un’occasione per uscire dal ghetto provinciale/della provincia/questo avere l’opportunità di avere un luogo/dove incontrarci maschi e femmine/in un’epoca in cui i maschi da una parte le femmine da un’altra/in cui c’era tutta ‘st’idea di peccato diffuso/e quindi un modo di vivere la fede in/come occasione di crescere come persona e di portare avanti i valori che aiutano una persona ad essere tale/adesso è un momento di non dialogo di involuzione/aspetteremo tempi migliori/

S.F.: invece nella società ragusana/con le tue amiche/in famiglia com’è stato comunicare questa cosa/ per esempio ai nonni/o agli zii

M.: in famiglia l’ho detto subito alla zia Elisa/perchè pensavo che lei potesse darmi una mano a conoscere meglio questa realtà/eh mio fratello che mi disse che lui aveva avuto degli amici anche cari/ che vivevano fuori/la zia Elisa mi diede da leggere un libro scritto da un suo collega anche lui omosessuale/che parlava delle identità gay che faceva le interviste a diverse personalità del mondo dello spettacolo/e quindi anche questo l’ho cominciato a leggere/la nonna ha accolto bene la cosa/non l’ho detto al nonno all’inizio/eh/forse un po’ per paura che lui così per questi ideali politici di destra/lui che aveva vissuto il fascismo/potesse reagire male/poi ne ho parlato con la zia Anna e con la zia Marina/e poi con lo zio Roberto/perchè mi sembrava giusto/perchè tu avevi chiesto di vivere/senza maschere/e quindi era importante che a casa ti sentissi tranquillo/a tuo agio e non dovessi mai più indossare quella maschera che ti aveva tanto fatto soffrire/sicuramente non me la sarei sentita come non ho fatto di dirlo al nonno Turi/perchè il nonno Turi mi aveva sempre dato dei messaggi più conformisti/era ansioso/non sapevo neanche a cosa gli servisse il saperlo/ma il fatto stesso che gli creava ansia un po’ il fatto che tu eri mancino/ho preferito non dirlo personalmente/gli amici l’ho detto subito a Pippo e Maria/perchè Pippo essendo il tuo padrino/da sempre ti ha seguito/e man mano mi sentivo accolta assieme a te/come se io fossi un tutt’uno con te in quel momento/ e poi c’è stato tutto questo momento di lavorio/per cui sicuramente/anche in me c’erano delle insicurezze/ tu ecco intanto eri andato a parlare con Becciu a Roma/avevi avuto questi incontri/poi lui stesso

S.F.: con lo psicologo

M.: poi lui stesso mi chiamò alla fine/non so avrai fatto quattro o cinque incontri/per rassicurarmi che stavi bene/che la maggior parte del lavoro l’avevi fatta da solo e che/come posso dire/eri arrivato ad avere questa consapevolezza/mi ha chiesto se io avessi avuto sentore negli anni precedenti/io ho detto che non mi ero resa conto di niente/ e lui mi ha dato una risposta che un po’ mi ha/dice sì spesso si preferisce non vedere/quindi come se io avessi non accolto/visto alcuni segnali/e poi mi disse una frase bella/dice le persone che sono veramente amiche/accoglieranno capiranno/le persone intelligenti/le persone che non sono intelligenti perchè deve continuare a tenersele come amici/cioè per dire

S.F.: a te è successo di provare qualche delusione con qualcuno lì/avere delle difficoltà in certi rapporti/ con delle persone

M.: ti viene la voglia di dirlo a tutte le persone che ti sono più vicine/perchè condividano con te questo momento e in qualche modo ti aiutino in questo lavorio/ in  questa ricerca/per cui non so tra le mie colleghe/ma anche amiche Rosa mi ha aiutato molto perchè per me era importante parlarne confrontarmi eh/proprio dire/eh condividere le letture sui libri che leggevo/perchè mi è stata data poi un’ampia bibliografia dall’Agedo di Roma/ma soprattutto devo dire che mi hai aiutato tu a uscire a poco a poco dagli stereotipi/dall’omofobia introiettata che sicuramente c’è in ciascuno di noi/perchè viviamo in questa società/che così ci cresce/ci educa/mi ricordo che per te era una sofferenza/ma per me era importante confrontarmi con te/per me diventavi il referente per eccellenza sull’omosessualità/perchè chi più di te/mi poteva dire/perchè i libri vabbene/ ma tu eri la persona coinvolta in prima persona e chi meglio di te/mi poteva aiutare in questo mio percorso

S.F.: c’era qualche imbarazzo all’inizio/ad avvicinarti a questa realtà

M.: ma siccome il dialogo tra me e te c’è sempre stato

S.F.: anzi devo dire che da quando c’è stato il mio comingout/il nostro rapporto è migliorato/

M.: abbiamo ripreso a dialogare molto di più/eh anche il conoscere i tuoi amici

S.F.: perchè mi ricordo che la prima volta che li avevo invitati a casa/mi avevi detto/ma stai attento non sai chi sono

M.: eh sì/perchè avevo tutte le paure legate agli stereotipi di queste/ cioè di persone che potevano/niente/non conoscevo queste persone/ e quindi tutte le paure assurde e stupide che si hanno legate a tutte le persone che non conosci/sei lì un po’/e invece man mano/il rendermi conto/ma la cosa che più mi rendeva solida era il vedere/come/perchè tu poi in un anno hai fatto tutto il percorso che di solito si fa nell’adolescenza/nella tua affettività/le prime cotte/le ansie del piacere o non piacere/eh che io avevo visto in Federica nell’adolescenza le tue me le ero perse /perchè in realtà in quell’età

S.F.: io avevo questo fidanzamento ufficiale

M.: la fidanzatina/ poi eri maschio/Federica era femmina per cui

S.F.: anche con gli stereotipi di genere

M.: capito? e vedere quello che stava succedendo a te era esattamente identico a quello che era successo a Federica o che poteva succedere ai miei alunni/ e che quindi non c’era nessunissima differenza tra eterosessuale e omosessuale cioè nei sentimenti

S.F.: e quindi questo ti ha rassicurato

 M.:e quindi dico questo/ perchè la fanno così lunga/ perchè creano tutta queste paure quando è/ cioè è lo stesso identico percorso che si fa/ [Stefano annuisce] e quindi anche seguirti in questa tua ansia di amore/ di trovare la persona giusta con cui condividere il tuo cammino/ quindi questo per me era rassicurante/ cioè non ci vedevo niente né di anormale

S.F.: e quando hai conosciuto i miei amici come ti sentivi in imbarazzo? un po’ a disagio all’inizio?

M.: no/ un po’ questo è il mio approccio con tutti io non sono poi una grande/ sono un po’ timida/ un po’ aspetto che sia l’altro a parlare/ la cosa che mi sconvolgeva era questo essere aspettata a Roma/ questo che volevano venirmi a salutare/ questo che volevano incontrarmi/ e quindi come se avessero questa grande voglia di rapportarsi con adulti genitori e quindi mi rendevo conto che magari alla base c’era questa grande voglia di poter fare la stessa cosa con i loro genitori e non potevano farlo e quindi ancora di più questo da un lato mi faceva arrabbiare contro questa società/ perchè è una società/ quello che mi sembra strano è che/questa omofobia porta i genitori a rifiutare i propri figli/ cioè noi creiamo questi figli e poi se è omosessuale e come se non fosse più mio figlio/ e quindi/ come fa la chiesa

S.F.: ma anche lo stato/no

M.: lo stato anche/ a portare avanti una cosa che non è naturale quello di rinnegare il proprio figlio/ l’ho avuto nella mia pancia l’ho cresciuto io /l’ho educato io/ qual è il motivo che è perverso

S.F.: forse è la paura del diverso come al solito

M.:ma guarda che è peggio che avere un figlio andicappato perchè il figlio andicappato tu lo accogli in qualche modo/ invece lì questo fare finta

S.F.: che non esista

M.: che non esista oppure fare finta che non abbia questo aspetto/ oppure impedirgli di essere se stesso/ oppure io non voglio sapere niente tu ti fai la tua vita l’importante che qui quando vieni non mi porti

S.F.: nessuno

M.: in modo che io viva con questi paraocchi/ questo è innaturale/ allora ci deve essere qualcosa di sbagliato nella società se spinge un genitore a questo/ [Stefano annuisce]  e tra l’altro i genitori si creano delle infelicità

S.F.: ma tu non ti sei mai sentita in colpa o avuto dubbi sul fatto che magari che la mia omosessualità/ parlo nella prima fase/ potesse dipendere dal fatto che non c’era papà o dall’educazione?

M.: ma io ti avevo cresciuto esattamente come ho cresciuto Federica perchè Federica è venuta fuori eterosessuale e tu no? va bene per Federica per cinque anni c’era stata anche la figura del padre in più rispetto a te/ tu per dieci anni l’avevi avuto questo padre ma in ogni caso/ già i libri che leggevo dicevano si pensava che/ non so perchè poi è sempre colpa delle madri/ lì mi fa pensare che è sempre la società maschilista/ no/ che vuole sempre dare la colpa alle donne/ non trovavo/ anche perchè io penso che avere dei sensi di colpa non ti aiuta poi ad accettare le realtà e a viverla bene ma da ciò che leggevo i casi sono tanti e così disparati

S.F.: che trovare una causa

M.: che non c’è perchè chi è figlio unico chi è il secondogenito chi è/ non dimentichiamo poi che è anche al femminile che esiste perchè poi a volte si pensa che sia sbagliato solo se è il maschio che è omosessuale/ la femmina lesbica

S.F.: ma lì dipende sempre dal maschilismo perchè il lesbismo è visto come meno pericoloso per le regole sociali

M.: perchè non attacca il maschio

S.F.: ma ecco si/ non è un maschio che rinuncia al suo potere di maschio ma una femmina che vuole averlo e quindi da un certo punto di vista è forse da ammirare in questa società maschilista

M.:al di là di questo non mi sono lasciata impelagare in questa sorta di

S.F.: mentalità

M.: mentalità/ perchè è troppo vario

S.F.:magari hai iniziato a fare caso alle battute omofobe o alle barzellette

M.: invece sì/ quello sì / quelle hanno cominciato a darmi un enorme fastidio soprattutto nel gruppo di amici che frequentavo abitualmente e/ capivo anche di non essere pronta

S.F.:per un confronto diretto

M.: un confronto diretto e quindi mi arrabbiavo per questo perchè ce l’avevo con me stessa però so anche che è importante darsi dei tempi/ fare maturare le cose e/ quando è arrivato il momento l’ho fatto e anche lì con grande mia libertà/ quello che viene detto il coming out dei genitori cioè questo liberarsi/ anche noi da questo pregiudizio e/

S.F.: e l’hai fatto per il tuo compleanno/no/ che poi mi hai chiamato

M.:l’ho fatto per il mio compleanno sì

S.F.:  e mi hai detto “ho detto a tutti che sei gay”

M.: ho invitato tutti i miei amici dopo la tua laurea triennale il compleanno successivo li ho invitati qui al mare ho fatto questa festa e al momento in cui ho spento le candeline ho detto che dovevo fare un annuncio /chissà che cosa immaginavano/ e quindi ho detto questa cosa ed è stata bella la sensazione che ho avuto

S.F.: di liberazione

M.: di liberazione penso che sia uguale come quando tu dicevi il togliersi la maschera/perchè per me era importante potere ricevere la tua telefonata intanto che eravamo in pizzeria a casa di qualcuno e chiederti se con te c’era anche Fabrizio oppure parlare anche di Fabrizio del tuo ragazzo e se mi chiedevano/ non finivano di chiedermi “ma ce l’ha una ragazza” e io rispondevo “sì un suo amore ce l’ha” [Stefano ride] era sempre una cosa col dire e non dire

S.F.: molto vaga

M.: in questo modo

S.F.: sei stata chiara

M.: sono stata chiara

S.F.: e quando hai conosciuto Fabrizio quindi/diciamo/ lì forse è stato il primo impatto per te con una fisicità omosessuale no? che quindi non era solo una cosa

M.: però mi aveva educata gaytv /al solito perchè all’inizio non ti nascondo che io avevo difficoltà ad accogliere ad accettare a guardare i maschi che si baciavano o due femmine che si baciavano

S.F.:ti dava fastidio

M.: oppure nei film/ c’era qualcosa che/ non lo vivevo con serenità [Stefano annuisce] tu ti scontri con la cultura in cui sei stata educata perchè gli occhi vedono ciò che la cultura ti insegna in realtà e quindi io ho usato gli occhi per abituarmi/quindi ho cominciato a vedere i film gay naturalmente le storie romantiche cioè quelle che più mi piacevano/ eh/ quindi anche lì mi sono abituata perchè quella è una questione di abitudine

S.F.: a questo tipo di fisicità

M.: a questo tipo di fisicità per cui veramente mi fa una grande tenerezza vedere te che ti scambi effusioni con Fabrizio/ questo manifestarvi la vostra affettività di mettervi le mani sulle spalle di darvi bacini/ mi rassicura che tra voi va bene [Stefano sorride] capito? esattamente come potrebbe succedere con Federica e il suo ragazzo adesso suo marito/ perchè anche quello è una questione di educarsi [Stefano annuisce] cioè non è una cosa brutta/ e di vivere la sessualità come un aspetto naturale della/ persona/ perchè tu puoi anche

S.F.: e perchè ad un certo momento hai sentito la voglia / così l’esigenza  di metterti in gioco direttamente con l’Agedo di cercare di contribuire a tuo modo?

M.: eh/ beh/ poi c’è stata la partecipazione al Gay Pride del 2007

S.F.: o era il 2006 /2007 forse

M.:forse 2007

S.F.: sì/dopo il Family Day/no?

M.: sì

S.F.:e lì sei salita sul carro

M.: e lì /diciamo/per la prima volta/ devo dire che a Roma era più semplice andare nella scuola salire sul carro dell’Agedo perchè non è la tua città/ anche lì/ c’è voluto un cammino però avevo/ lì sul carro mi sono confrontata con le mamme Agedo e ho visto/ ho sentito questi applausi al carro dei genitori che mi ha riempito il cuore di tanta tenerezza/ e/eh mi sono detta mannaggia se ci fossero qui tutti i genitori questi ragazzi non si sentirebbero soli/ e quindi anche l’idea di poter fare qualcosa concretamente anche se penso che a Ragusa sarà di una difficoltà enorme rompere quelle barriere

S.F.: questa mentalità un po’ piccolo-borghese benpensante

M.: vedo che si nascondono tutti/ mamme/ almeno/ e mi dispiace/ perchè/ perchè soffrono e fanno soffrire i figli/ poi avevo sentito sempre dalle TV locali che era nato l’Arcigay a Ragusa e quindi questa voglia di sapere ma dove si riuniscono/ la voglia di incontrarli e poi quest’autunno c’è stata “la notte bianca” a Ragusa e tra i vari stand incontro lo stand dell’Arcigay e mi metto a chiaccherare con i ragazzi che sono là e quindi colgo l’occasione per dire che mi farebbe piacere impegnarmi personalmente che sono una mamma Agedo che ho un figlio omosessuale /ed è stato carino un ragazzo che dopo mi ha confessato che questa cosa un po’ l’ha scioccato all’inizio per cui ha detto io allora lo dico anche che sono omosessuale così

S.F.: ah! lui ha fatto il suo comingout con i suoi

M.: no con i suoi mi diceva che era imbarazzato dal fatto che doveva fare questo stand/ invece il fatto che io sono arrivata lì e ho detto così

S.F.: quindi questo fa capire come anche /diciamo/ così nell’embrionale movimento gay qua a Ragusa ci sia comunque

M.: lui non fa parte di Arcigay ma di un’altra associazione

S.F.: però comunque c’è questo peso no della provincia della mentalità provinciale

M.: c’è sempre la nicchia se tu sei nel tuo/ ma lì era una cosa pubblica poi c’è stata la rassegna del cinema gay a cui ho partecipato e non ho negato la mia intervista dicendo/

S.F.: che eri mamma

M.: che ero mamma e rischiando eventuali/ non so/ anatemi

S.F.: da parte di chi

M.: no/ perchè è sempre un venir fuori e quindi non sai poi come viene presa però in ogni caso mi sono detta l’importante è fare sapere che c’è una mamma che/

S.F.:che non vive male questa realtà

M.: che non vive male questa realtà e che se qualcuno ha voglia di confrontarsi io ci sono/ sanno dove trovarmi/ cioè un lanciare un messaggio e poi si vedrà/ capito?

S.F.: e quindi questa voglia/così/ di impegnarti anche qua/ no?

M.: sì/ per dare/ per dare una mano a quei genitori che/ che vivono male questa loro realtà e la realtà dei loro figli per fare vivere meglio anche i loro figli

S.F.: ma forse anche lì dipende purtroppo dall’ignoranza dall’essere/ un po’ più conformisti/no?/ per esempio c’è stato uno studio sulle mamme Agedo/ in cui diciamo venivano esaminati diversi parametri/ le idee politiche l’essere o meno religiosi/ e risultava che/ non sulle famiglie Agedo ma era sulle famiglie con figli omosessuali/ e risultava che le famiglie che avevano maggiori difficoltà nel dialogo coi figli gay o lesbiche erano famiglie conservatrici che votavano a destra erano più religiose/ quindi magari questo/ cioè purtroppo non per tutti/diciamo/ il cattolicesimo è liberante come lo vivi tu/no/cioè nel senso

M.: sì sicuramente

S.F.: per molti altri genitori cattolici/ il dramma è che essendo più conformisti probabilmente non riescono a vivere serenamente l’omosessualità dei figli perchè i vertici della loro religione dicono determinate cose

M.: certo questa è una grossa responsabilità mi pare della chiesa dei vertici/ perchè poi magari il singolo prete ti accoglie/ però tu ti senti sempre messa un po’ nel libro dei cattivi a livello ufficiale/no/quindi devi fare questo salto/ un po’ anche quello che diceva Franco Barbero avere questo coraggio di dire non rischio l’inferno se mi pongo fuori [Stefano annuisce] a guardare oltre/ e poi penso anche la realtà di provincia/ una certa ipocrisia diffusa[Stefano annuisce] per cui è importante che tutto sia

S.F. apparentemente

M.: apparentemente nelle regole

S.F.: dietro le facciate poi

M.: poi che cosa fai tu dopo insomma/ l’importante

S.F.: non conta come sei ma come appari

M.: ecco incide

S.F.:che cosa ne pensi del matrimonio gay? dell’adozione? se io un domani decidessi di adottare dei figli

M.: sarebbe una bella cosa [Stefano ride] per me fare la loro nonna/ penso che bisogna che questi diritti vengano finalmente accolti perchè già/ avete già dato tanto/ anche storicamente e quindi/ sai a a volte i grandi cambiamenti poi avvengono senza che tu neanche te li aspetti/ chissà/ che anche in Italia prima o poi non si riesca ad essere più liberi in questo senso

S.F.: speriamo che sia così

M.: intanto vedo/ sai Stefano si sono fatti tanti passi avanti in questo

S.F.: sì sì questo sicuramente

M.: diciamo in questi sei anni/ rispetto all’inizio

S.F.:rispetto alla lettera/no

M.: rispetto alla lettera /rispetto ai primi passi che ho fatto io/ anche a Ragusa

S.F.: certo certo

M.: il fatto che ci sia un movimento così che si facciano queste rassegne che poi c’è tanta gente/ ti accorgi che c’è tanta gente aperta che accoglie/ quindi/ io te l’ho detto allora che vi chiederanno scusa come l’hanno chiesto a Galileo [Stefano ride]

S.F.: speriamo che tu abbia ragione

M.: sì sì

S.F.: io ti ringrazio mamma

M.: prego[l’accarezza sulla testa]

S.F.: ti voglio bene[si abbracciano]