Questo sito utilizza i cookies e le variabili di sessione per migliorare la tua esperienza di navigazione offrendoti un servizio personalizzato. La navigazione sul nostro sito ne comporta l'automatica accettazione. Per ottenere ulteriori informazioni, ti invitiamo a prendere visione della nostra Cookie Policy.

Domande frequenti

Mio figlio, mia figlia sarà felice?
Non è l’orientamento sessuale che fa di una persona una persona felice o infelice. Un ragazzo o una ragazza per essere felice deve poter essere se stesso e deve sapere di essere amato e apprezzato per quello che è dalle persone che ama: la sua famiglia e i suoi amici in primis, ma anche dagli altri adulti per lui significativi: insegnanti, educatori sportivi, capi scout, responsabili di circoli ricreativi. Ognuno di noi ha la responsabilità di agire sulla società perché diventi più inclusiva e quindi maggiormente accogliente nei confronti di tutte le diversità.

Mio figlio, mia figlia corre più rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili  e l’AIDS?
Non sono le tipologie di persone ad essere più a rischio, ma certi comportamenti. L’uso del preservativo correttamente conservato e correttamente usato sin dall’inizio del rapporto protegge da qualsiasi malattia sessualmente trasmessa. Anche sottoporsi con regolarità al test per l’HIV e per le epatiti permette, in caso di sieropositività, di iniziare subito le terapie che garantiscono una vita lunga e normale. La comunità omosessuale, così duramente colpita negli anni ottanta, all’esordio dell’AIDS, ha imparato a sue spese quanto sia indispensabile adottare comportamenti corretti di prevenzione ed attualmente i nuovi casi di sieropositività si registrano soprattutto nelle coppie eterosessuali.

Perché mio figlio, mia figlia frequenta locali per persone omosessuali? Ho paura che si “ ghettizzi”.
E’ una necessità fondamentale per ragazzi e ragazze omosessuali frequentare questi luoghi di aggregazione omosessuale per conoscere altri ragazzi e ragazze come loro, per imparare dinamiche comunicative e relazionali tipiche delle persone omosessuali che nelle famiglie etero e tra amici etero non hanno è potuto apprendere e sperimentare, per poter trascorrere del tempo sentendosi liberi di essere veramente se stessi senza aver paura di essere discriminato o fatto oggetto di scherzo o violenza e infine anche per trovare la persona di cui innamorarsi.

Mio figlio, mia figlia potrà mai cambiare?
L’orientamento sessuale è una condizione profonda e stabile delle persone. Non può essere scelta o  influenzata e non può modificarsi nel tempo. Per la serenità del ragazzo o della ragazza è importante che questi capisca che non c’è nulla di male ad essere omosessuali e che l’affetto che le persone provano per lui o per lei non cambia.

Sarò stato un cattivo genitore? E’ per questo che mio figlio, mia figlia è omosessuale?
L’orientamento sessuale non dipende dall’educazione ricevuta, ne da sofferenza, traumi, delusioni. Ma ora che sappiamo dell’omosessualità dei nostri figli non dobbiamo fare l’errore di fare finta di non sapere. A tutti noi piace poter essere se stessi con le persone importanti della nostra vita e poter parlare ed esprimere le proprie emozioni , gioie, delusioni.

L’omosessualità è una questione genetica o comunque legata a fattori famigliari?  Secondo Michael Baily, esperto di genetica alla North Western University  (USA) vi deve essere un indirizzo genetico ed è la prova-gemelli che lo dimostrerebbe.  Infatti facendo degli studi su coppie di gemelli in cui uno dei due è omosessuale hanno scoperto che nelle coppie omozigoti, ossia in quelle coppie di gemelli con identico patrimonio genetico,  c’è il 52% di probabilità che lo sia anche l’altro. La percentuale scende al 22% se la coppia di gemelli è eterozigote, ossia siano fratelli gemelli. Anche altri studi farebbero presupporre una causa di tipo genetico, ma i risultati sono regolarmente sconfermati da ulteriori studi quindi  sino ad oggi non c’è nessuna conferma certa che l’omosessualità sia dovuta a fattori genetici e cromosomici. Anche per quanto riguarda la familiarità, è necessario ricordare che la percentuale di persone omosessuali nel mondo è circa il 10%, ossia una persona ogni 10, e che quindi è molto probabile trovare nelle famiglie più di una persona omosessuale.

 Cosa penseranno i vicini? Ho la sensazione di dovermi vergognare dell’omosessualità di mio figlio o di mia figlia. Sono tanti gli stereotipi che in qualche maniera danno la colpa ai genitori per l’omosessualità dei figli ed è naturale che dopo il coming out di un figlio o di una figlia ci si senta responsabili, quasi ci si vergogni di possibili errori educativi e si sfugga il confronto con vicini e conoscenti temendo la loro silenziosa condanna. Anche i pregiudizi sulle persone omosessuali sono tanti e spesso descrivono i nostri figli come individui sbagliati, contronatura, viziosi e noi che siamo i loro genitori ci vergogniamo anche per questi giudizi.  Ma di cosa dobbiamo vergognarci? L’omosessualità non è una malattia, non è contronatura, non è un vizio o una perversione, noi non ne abbiamo alcuna responsabilità e neppure loro che sicuramente non hanno scelto di essere gay o lesbiche e allora? Siamo o non siamo i loro genitori? I nostri ragazzi hanno sofferto già abbastanza e sicuramente non meritano genitori che si vergognino di loro davanti a vicini o conoscenti. Sarà nostro compito schierarci a testa alta accanto a loro dimostrando quanto li amiamo e quanto siamo fieri di loro.

Dobbiamo dirlo a tutti i parenti? E quando?
Anche i genitori, come i loro figli, ad un certo punto si troveranno nella condizione di dovere o di volere fare coming out con amici o parenti. Proveranno la stessa ansia che i figli avevano provato quando avevano fatto coming out con loro. Ogni famiglia deciderà al suo interno a chi rilevare l’omosessualità di un figlio o di una figlia e come comunicare la notizia. Non esiste una regola valida per tutte le realtà famigliari, ma da un lato sarebbe opportuno tenere in considerazione i desideri del figlio o della figlia, il suo bisogno di essere aperto e sincero relativamente alla sua vita e i suoi sentimenti, dall’altro i genitori dovranno aver il tempo di elaborare la notizia e ritrovare la giusta serenità ed il giusto equilibrio e nello stesso tempo sarà opportuno valutare la necessità di dare la notizia a tutti o se invece tacere con qualcuno.