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Per genitori

“Etero o gay sono tutti figli miei”

Scarica il pdf:   Etero o gay sono tutti figli miei

Questo libretto vuole rivolgersi a tutti quegli adulti che vogliono esplorare la differenza
omosessuale.
Potreste essere insegnanti, o amici o genitori di un ragazzo o di una ragazza che ancora
sta interrogandosi sul proprio orientamento sessuale e che manifesta ancora forte
difficoltà difronte a questa sconvolgente scoperta o che ha già percorso in solitudine il
lungo e doloroso percorso che l’ha portato a riconoscersi differente dagli altri arrivando
infine ad accettarsi con serenità. Oppure non vi è ancora capitato di incontrare un
giovane o una giovane che vi chiedesse aiuto e conforto su queste tematiche e volete
semplicemente essere informati e preparati nel caso vi succedesse. In ogni caso
speriamo che questo opuscolo possa fornirvi almeno le informazioni di base e darvi gli
strumenti adatti per una risposta adeguata.
Giannino Piana, scrittore, teologo e docente di etica ed economia presso la Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università di Torino scrive nella prefazione ad un altro libricino
dell’AGEDO: “Nonostante le chiare affermazioni della comunità scientifica
internazionale, che l’ha cancellata dall’elenco delle malattie psichiche, l’omosessualità
stenta ancor oggi ad essere accettata come una condizione normale di vita. Persistono –
purtroppo –, e non solo nel mondo degli adulti ma anche in quello degli adolescenti e dei
giovani (sia pure in percentuale sempre più ridotta) forti diffidenze e antichi pregiudizi
legati soprattutto ai condizionamenti del contesto socioculturale. L’omofobia ha le sue
radici in un inconscio (e in un immaginario) collettivo le cui resistenze non sono facili da
debellare. Il superamento di questa situazione, che alimenta in chi vive la condizione
omosessuale paure e sensi di colpa è rappresentata da un’azione educativa, che va
sviluppata fin dai primi anni dell’infanzia e che reclama il coinvolgimento delle diverse
agenzie educative – dalla famiglia alla scuola, dai gruppi e dalle associazioni fino ai
media – alle quali spetta il compito (non facile) di aiutare la formazione delle persone,
contribuendo alla promozione della loro identità attraverso la valorizzazione delle
differenze di genere e delle diversità di orientamento sessuale.
……….ogni forma di differenza va vissuta – ce lo ricordano le bellissime testimonianze
iniziali di Lorenzo, Massimo e Andrea – come un valore, poiché rende trasparente
l’infinita (e ricchissima) varietà dell’umano.”
E allora riportiamo una di queste testimonianze, quella di Massimo, che ci fanno intuire
quale lungo, faticoso e travagliato viaggio verso la rivelazione di sé i giovani omosessuali
sono spesso costretti a vivere.
Cammina sempre a testa alta
Quando lo scopri ancora ragazzino, sei abituato a vedere un uomo e una donna felici
ovunque ti senti diverso, solo, sbagliato…
All’inizio tenti di non pensarci, poi le prime pulsazioni sessuali cominciano a farsi
sentire… non sogni più una vita felice. Provi in tutti i modi ad assomigliare a loro, ma
non ci riesci e, in un momento di pura rabbia, quando ti trovi da solo in una stanza e
senza che tu possa fare nulla per controllarti, un’ira mai sentita prima si impossessa di
te. Vorresti urlare, ma un qualcosa come un freno messo dall’interno te lo impedisce; i
pensieri negativi ti affollano la mente e la rabbia repressa si trasforma in disperazione,
ma la paura di essere tradito ti impedisce di chiedere aiuto e, come un condannato a
morte, ti rendi conto che quel fardello farà sempre parte di te.
I giorni passano, ma la situazione non cambia. L’unica cosa che puoi fare è non
amplificare l’errore naturale che ti senti, finché non incontri un ragazzo… lo conosci da
internet o magari è solo il frutto di uno sguardo lanciato in giro e successivamente
corrisposto. La tentazione e il desiderio si impossessano di te e senza pensarci ti lasci
andare, stanco da tutta quella repressione continua che è diventata la tua vita stessa.
Carezze e scambio di sguardi non ci sono, si nota solo la presenza di una foga incredibile
ed incontrollata che si è impossessata di te. Afferri per la prima volta l’oggetto del
desiderio, la foga e l’eccitazione arrivano alle stelle e, senza che tu te ne renda conto,
l’eccitazione finisce.
Può essere subito, dopo qualche secondo, ma non puoi non renderti conto di quello che
hai fatto.
All’improvviso, dopo un’apparente pace, la paura che non avresti mai voluto che uscisse
da te, ti dà alla testa… c’è chi si veste veloce e scappa, sperando che cosi si cancelli
quel che è successo; c’è chi si mette a piangere allontanando il partner di una notte, chi
arriva a minacciare… perfino a uccidere. Tutto per non riuscire ad ammettere quello che
si è e contemporaneamente il suo opposto: omosessuale ed omofobo. Tu scegli di
scappare e se hai fortuna l’altro non ti sputtana.
Arrivi a casa senza riuscire a guardare negli occhi nessuno, ignori il richiamo di tua
madre per la cena, rispondi che vuoi dormire un po’ se qualcuno te lo chiede e ti chiudi
nella tua stanza, debole e sfinito dai pensieri più folli mischiati ad uno strano ed
irrazionale senso di colpa; lacrime per quello che sei, di rabbia per chi ti ha fatto
nascere cosi, di odio verso te stesso, di disperazione per il non poter chiedere aiuto, di
tristezza perché non c’è più nulla da fare. Con il passare del tempo, chi ci impiega un
anno o dieci, si instaura dentro di te un meccanismo di auto accettazione che ti
permette di convivere con questo peso. Allora cominci a viverti, anche se di nascosto, in
un posto dove scopri altri come te, gente che si nasconde, che si scopa senza chiedersi il
nome e magari senza neanche vedersi in faccia. Vivi due vite differenti, dettate dal
giorno dove sei un ragazzo che va ancora a scuola o padre con famiglia, e dalla notte
dove il vero te stesso si libera in una maniera incontrollata dove esci dai panni dell’altro
te.
Un giorno però, in un mondo che tu consideri perverso e il paradiso/inferno della
lussuria, incontri un ragazzo o un uomo che ti fa girare la testa, che ti prende da dentro.
Cominci a cambiare idea sull’omosessualità, insieme costruite una relazione e,
finalmente o purtroppo, trovi il coraggio di dirlo ai tuoi genitori. Vecchie paure
riemergono, ti rendi conto che è in atto un cambiamento ancora più importante del
precedente, sia tu uno scolaro che un uomo sulla trentina o più. Hai troppa paura,
qualcosa ti paralizza nuovamente, anche se credevi di essere preparato
psicologicamente. Quando ti ritrovi da solo con tua madre e tuo padre, ti sembra di
essere giudicato in tribunale, come se la tua stessa vita dipendesse da quello, e quando
meno te lo aspetti, dici quelle fatidiche parole : sono gay! Alcuni genitori piangono, altri
urlano, dicono parole che ti feriscono, ti fanno risentire uno schifo e ti dicono quelle
cose che eri tu stesso a ripeterti; poi una voce al tuo fianco, quando tutto ti sembra
finito, dice che siete fidanzati: subito ti ricordi perché hai scelto di essere te stesso, di
non essere un marito infedele e triste sposato con una donna devota e innamorata
orribilmente ignara della situazione in cui si è messa. Trovi il coraggio di fare qualunque
cosa, sarai te stesso da quel momento in poi, perché gli altri dubiteranno sempre di te
se non sarai il primo ad essere sicuro di te stesso. Fiero di quel che sei, cammina sempre
a testa alta.
Massimo – Domodossola
L’omofobia: è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di
persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT), basata sul pregiudizio. Vengono
considerate manifestazioni di omofobia tutte le convinzioni personali e sociali contrarie
all’omosessualità come ad esempio: la convinzione che l’omosessualità sia patologica,
immorale, contronatura, socialmente pericolosa, invalidante così come la non
condivisione dei comportamenti delle persone omosessuali e delle rivendicazioni sociali
e giuridiche delle persone omosessuali.
L’omofobia può manifestarsi con discriminazioni sul posto di lavoro, nelle istituzioni,
nella cultura, o con atti di violenza fisica e psicologica (percosse, insulti,
maltrattamenti).
L’omofobia interiorizzata, invece, consiste nell’accettazione da parte di gay e lesbiche
di tutti i pregiudizi, le etichette negative e gli atteggiamenti discriminatori verso
l’omosessualità. Questa interiorizzazione del pregiudizio è per lo più inconsapevole e può
portare a vivere con difficoltà il proprio orientamento sessuale, a contrastarlo, a negarlo
o addirittura a nutrire sentimenti discriminatori nei confronti degli omosessuali.
Omofobia e omofobia interiorizzata sono piuttosto comuni, frutto di disinformazione e
pregiudizi, e dell’idea che il mondo naturale e normale sia regolato esclusivamente da
relazioni eterosessuali mentre tutto il resto sia da considerarsi deviato e deviante.
Culturalmente la nostra società ha una grande responsabilità nel mantenere e fomentare
i sentimenti omofobici in quanto, confondendo orientamento sessuale con identità di
genere, considera la virilità un valore e per dirla con Erich Fromm: << se un ragazzo viene definito “femminuccia”, si sente bollato e umiliato dal gruppo. Se una ragazza è invece definita un “maschiaccio”, a ciò non si accompagna uguale disapprovazione, anzi, spesso diventa motivo di orgoglio [...] Così la “femminuccia” è un codardo, un mammone, mentre la “maschiaccia” è una ragazza coraggiosa, capace di tener testa a un ragazzo. Probabilmente questi giudizi di valore vengono sussunti nell’atteggiamento che in seguito si sviluppa nei confronti dell’omosessualità nei due sessi.>>
Questi sentimenti e questi pregiudizi sono comuni anche alle persone omosessuali che
devono combatterli e ridimensionarli per poter arrivare ad accettarsi per quello che
sono e a rivendicare per se stessi il diritto di essere se stessi.
Ma in che cosa differiscono le persone eterosessuali da quelle omosessuali? Per capirlo
dobbiamo parlare dell’identità sessuale:
L’IDENTITA’ SESSUALE di ogni persona è caratterizzata da quattro componenti:
1) IL SESSO BIOLOGICO: ossia quei caratteri fisici che definiscono una persona
maschio o femmina: ormoni, organi sessuali , caratteri sessuali secondari, ecc.
2) L’IDENTITA’ DI GENERE: ossia il percepirsi uomo o donna in relazione al proprio
sesso biologico. La maggioranza delle persone, ritrovandosi con un corpo
maschile, si riconoscono immediatamente come maschi e quelle che, ritrovandosi
un’anatomia femminile, vi si sentono perfettamente a proprio agio come
femmine.
Ma capita anche che qualcuno con un corpo da maschio si percepisca, a tutti gli
effetti donna, o che una “femmina” si senta “imprigionata” in un corpo maschile
che non riesce a credere suo.
Il problema dell’identità psicosessuale di queste persone – che si chiamano
transgender – è veramente grande e misterioso. Per fortuna, nessuno mette più in
discussione che questo “sentire”, questa percezione di sé sia più importante del
sesso anatomico.
Cioè: si è uomini e donne in base a quello che ci dice la nostra mente, la nostra
psicologia, la nostra personalità’ non necessariamente la nostra conformazione
anatomica.
E, per fortuna, oggi, è un po’ più facile adeguare anche la propria anatomia al
“genere”, al “sesso vero” che si ha in testa, mettere le cose al loro posto,
ricomporre la frattura.
3) IL RUOLO DI GENERE: ossia l’insieme di quei comportamenti che una determinata
società si aspetta dall’uomo e dalla donna. Questo fattore è condizionato dalla
cultura e dall’educazione: il ruolo della donna e dell’uomo oggi è diverso da
quello delle donne e degli uomini di 100 anni fa in Italia o a quelli delle donne e
degli uomini di oggi in Medio Oriente.
4) L’ORIENTAMENTO SESSUALE: ossia la pulsione, l’attrazione sia fisica che affettiva
verso uno dei due generi sessuali esistenti (innamoramento, desiderio, bisogno di
una storia bella, sms, baci, carezze).Se ci si sente attratti da persone dell’altro
sesso saremo eterosessuali, se dello stesso sesso omosessuali, se
indifferentemente da entrambe i sessi bisessuale.
Le persone omosessuali sono quindi quegli individui che scoprono un orientamento
sessuale diverso dalla maggioranza. E’ calcolato nel mondo che circa il 5-10% della
popolazione sia omosessuale, mentre il restante è eterosessuale. L’unica differenza
quindi tra una persona eterosessuale e una omosessuale è di chi si innamorano!!!!
Ma com’è che qualcuno è omosessuale? Vi diciamo subito che non c’e’ una risposta.
Nessuno lo sa. Tutte le teorie che hanno provato a dare una spiegazione hanno fallito.
Quelle biologiche come quelle psicologiche. Si nasce? Si diventa? Per ora non ci sono
spiegazioni. Sicuramente ci si accorge di esserlo.
La cosa più importante, però, e che nessuno sa come si divenga eterosessuale. Una
teoria che spiegasse convincentemente una cosa, spiegherebbe anche l’altra, e nessuno
finora l’ha trovata, o forse nemmeno cercata abbastanza bene. Il fatto è che fino a non
molto tempo fa, e per molti, il sesso, il piacere serviva solo alla procreazione, e non
c’era dunque bisogno di chiedersi come si diventasse eterosessuali. Via via si è capito
che l’amore e il piacere sono molto di più, per I’uomo e la donna. E le due cose – il
piacere e la procreazione – sono state viste giustamente come faccende che possono
essere unite ma anche del tutto separate.
L’omosessualità è spesso oggetto di molti pregiudizi e stereotipi. Cerchiamo di capire
perché e a cosa si riferiscono.
L’OMOSESSUALITÀ VIOLA TRE VALORI SOCIALI:
1) Viola il confine tra pubblico e privato perché mentre alle relazioni eterosessuali si
attribuiscono valori affettivi che danno loro significato e legittimità, le relazioni
omosessuali vengono percepite come uniche relazioni sessuali e come tali devono
rimanere nella sfera del privato
2) violazione delle pratiche sessuali “ normali”: si vuole pensare che solo la sessualità
tra uomo e donna sia normale perché procreativa.
3) violazione delle norme di genere: confusione tra orientamento sessuale e ruolo o
identità di genere.
STEREOTIPI RELATIVI ALL’OMOSESSUALITÀ:
1) stereotipi riguardanti il ruolo di genere ( essere o sentirsi o atteggiarsi come l’altro
sesso)
2) Stereotipi riguardanti il ruolo sociale ( persone sole- trasgressive- disturbateinsicure-
predisposte solo a specifiche professioni oppure, carini, sensibili, con forte
senso artistico)
3) stereotipi relativi alle relazioni e al comportamento sessuale ( essere attivi o
passivi- voler circuire etero o bambini- sessualità incompleta)
4)Stereotipi riguardanti la causa dell’omosessualità ( educazione- violenza subita- ruoli
materno/paterno)
Incominciamo a fare chiarezza su alcuni di questi stereotipi. Intanto abbiamo già detto
che le persone omosessuali si sentono perfettamente aderenti al loro sesso biologico e
sono perfettamente centrate con il ruolo di genere della cultura di appartenenza.
L’idea che i gay siano riconoscibili perché sono particolarmente effeminati e le lesbiche
siano invece mascoline è solo un altro pregiudizio infatti essere effeminati non significa
essere omosessuali: la maggior parte dei gay e delle lesbiche sono assolutamente non
riconoscibili e potete conoscere l’orientamento sessuale di una persona solo se questa lo
dichiara.
Poi abbiamo già parlato di come la sessualità risponda soprattutto al bisogno di dare e
ricevere piacere sia fisico, ma anche affettivo e solo in alcuni casi è finalizzata alla
riproduzione.
Per quanto riguarda lo sconfinamento da sfera privata a sfera pubblica ricordiamo che
l’amore ha una grossa componente pubblica ( basta pensare alla cerimonia del
matrimonio) e se è legittimo chiedere riservatezza parlando di sesso, non è altrettanto
lecito chiederla parlando di amore. Infine essere carini e sensibili o al contrario soli,
trasgressivi o insicuri fa parte del carattere di ogni persona e dalle esperienze vissute e
sicuramente non dall’orientamento sessuale.
MA L’OMOSESSUALITA’ ALLORA COS’E’ E COSA NON E’?
L’omosessualità non è frutto di cattiva educazione o di madri troppo protettive o padri
troppo assenti o peggio ancora il risultato di traumi o violenze. Non si dice: gli piacciono
le persone del suo sesso perché questa è la sua preferenza, il suo gusto. No, si pensa:
perché ha problemi con le donne, traumi di qui, rifiuti di là. Pensate se, per una volta,
lo stesso criterio venisse applicato agli eterosessuali. Sentire qualcuno dire: “A tizio
piacciono le donne. Deve essere perché odia i maschi, perché ha un problema con il
sesso maschile. Poverino, ha subìto dei traumi da piccolo con un uomo, è per questo che
è diventato eterosessuale”.
L’omosessualità é omosessualità e basta e i motivi per cui uno è omosessuale sono gli
stessi per cui un altro è eterosessuale.: l’omosessualità esiste da sempre in una
percentuale calcolata tra il 5 e il 10% , in tutti i luoghi del mondo ed è presente anche
nel mondo animale. Troviamo gay e lesbiche in tutti i tipi di famiglie.
L’omosessualità non è contro natura: oltre ad essere presente anche nel mondo
animale, e un comportamento più istintivo e naturale di quello degli animali è difficile
da trovare, l’atto sessuale non è sempre finalizzato al concepimento, anzi! Nel tempo è
cambiato il concetto di cosa si possa ritenere naturale ed oggi possiamo dire che è
naturale tutto ciò che esiste anche se non si riproduce. Inoltre non è detto che ciò che è
naturale sia buono o faccia bene mentre ciò che non lo è sia da evitare: la cicuta fa
male, mentre l’aspirina, se hai il raffreddore, ti può fare bene!
L’omosessualità è perversione o peccato? Come stabilire ciò che è perversione o
peccato? La morale di ognuno è il risultato di educazione, principi e valori acquisiti che
fanno sì che una persona si senta di dover agire nel mondo in un determinato modo: è
sbagliato imporre ad altri la propria visione del mondo e il proprio modo di agire e
soprattutto alimentare sentimenti di esclusione e discriminazione nei confronti di chi è
diverso o pensa in modo diverso.
L’omosessualità è dovuta da fattori genetici? Alcune ricerche sembrerebbero confermare
questa ipotesi, ma altre invece no. A tutt’oggi non c’è una risposta certa a questa
domanda.
L’omosessualità è una scelta? Nessuno sceglierebbe di esserlo e quindi di fare parte di
una minoranza fatta oggetto di tanta discriminazione, offese e scherzi. Come ci si
scopre eterosessuali così ci si scopre omosessuali: innamorandosi e sentendosi attratti
affettivamente e sessualmente.
Allora è una malattia? No, l’omosessualità è da tempo stata tolta dall’elenco delle
malattie da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e medici e psicologi
dichiarano che non è una malattia, non può modificarsi ed è da considerare
semplicemente una variante naturale della sessualità. Pertanto non esiste nessuna
terapia, e coloro che si vantano di poter guarire le persone omosessuali sono solo dei
ciarlatani che sfruttano il dolore e la fatica di coloro che fanno fatica ad accettarsi per
fare solo i propri interessi.
Generalmente le persone omosessuali scoprono d’esserlo quando sono alle Scuole
Superiori, ossia quando come tutti si incomincia a sentirsi attratti da qualcuno e si
vorrebbe con quella persona una storia. I ragazzi e le ragazze omosessuali però non si
aspettavano di sentirsi attratti da persone dello stesso sesso e fanno fatica ad accettare
questa cosa, si sentono strani, diversi, sono spaventati perché non sentono interesse nei
confronti delle persone dell’altro sesso come succede a tutti gli altri, e credono di
essere gli unici sulla terra a provare questi sentimenti. Non sanno con chi parlarne, con
chi confrontarsi, a chi dire che sospettano di amare una persona del loro stesso sesso.
Sono soli, spesso arrabbiati, disorientati, hanno paura, si vergognano di se stessi, si
disprezzano e fanno molta fatica ad accettarsi e a rivendicare per se stessi il diritto di
essere felici.
«Minority stress» è il nome che la psichiatria americana dà al disagio psichico che
deriva dalla discriminazione e dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza.
Nello sviluppo psicologico, il riconoscimento sociale ha grande importanza.
Lo sviluppo psicologico della maggior parte delle persone omosessuali è segnato da una
dimensione di stress continuativo, macro e micro traumatico, conseguenza di ambienti
ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione, casi di violenza.
Si compone di tre dimensioni:
1) omofobia interiorizzata: atteggiamento negativo e conflittuale che la persona
omosessuale ha verso le proprie fantasie e desideri omoerotici.
2) stigma percepito: percezione del rifiuto sociale, paura di essere identificato come
gay o lesbica
3) esperienze vissute di discriminazione e violenza con caratteristiche traumatiche
acute ( per esempio: licenziamento perché omosessuale) o croniche ( essere
ripetutamente chiamato finocchio dai compagni)
Esiste una correlazione significativa tra le dimensioni del Minority stress e cinque
indicatori di disagio psicologico:
1) sintomi depressivi
2) senso di colpa
3) problemi sessuali
4) approcci distorti e iperemotivi all’epidemia di AIDS
5) pensieri o tentativi di suicidio
Quando la dimensione di discriminazione attiva e violenta presente nel Minority stress
riguarda l’infanzia e l’adolescenza parliamo di bullismo omofobico. I rischi legati al
bullismo omofobico possono essere di natura diversa: comportamenti di ritiro come
l’abbandono scolastico, l’autoemarginazione e l’isolamento, alterazioni nella sfera
affettivo-relazionale, problemi psicosomatici, depressione, ansia, insonnia, uso di
sostanze, comportamenti autodistruttivi fino al suicidio, tentativi esacerbati a tenere
nascosta la propria omosessualità con la conseguenza di una dolorosa discrepanza tra
identità pubblica e privata e quindi di sentimenti di inautenticità che investe sia gli
ambiti sociali, che emozionali, che cognitivi.
Un ambiente socio- culturale indifferente o addirittura collusivo ha un impatto affettivo
molto forte sulla vittima che a volte trascende l’evento di bullismo in sé. Porsi in una
posizione di ascolto nei confronti della vittima senza prendere provvedimenti educativi e
ambientali a tutela dell’adolescente traumatizzato è assolutamente insufficiente.
Imparare a mettersi nei panni dell’altro, a ridurre la distanza psicologica con chi si
ritiene diverso, a prendere coscienza dei luoghi comuni e degli stereotipi aiuta a
cogliere l’altro come persona, a rendere più difficile comportamenti di discriminazione
nei confronti delle persone portatrici di diversità, che queste siano di provenienza
geografica, di lingua o costumi o religione, di disabilità o di orientamento sessuale e ad
abbassare il livello di aggressività.
In periodo adolescenziale è molto importante nella costruzione della propria immagine
pubblica e privata. Il livello di accettazione da parte degli altri percepito è di
fondamentale importanza per un sano sviluppo della personalità e per lo sviluppo del
senso di sé e del proprio valore.
L’uso di un linguaggio offensivo, ma anche il silenzio su certi argomenti, lascia trasparire
sentimenti di imbarazzo, giudizio negativo o condanna che ostacolano una buona
costruzione di sé e l’autostima negli adolescenti che stanno interrogandosi su chi sono,
cosa saranno e come si realizzeranno.
Per i giovani maschi poi l’uso di un linguaggio offensivo nei confronti delle persone
omosessuali così come la caricatura di atteggiamenti omosessuali stereotipati aiuta ad
affermare la propria virilità sia a se stessi che agli altri. Purtroppo però non si rendono
conto che queste stesse parole e atteggiamenti, che per loro sono semplici scherzi,
mandano un messaggio di indesiderabilità ai compagni che in quel momento stanno
invece interrogandosi sul loro orientamento sessuale.
Il compito dell’insegnante, ma anche dell’educatore e del genitore, sarà allora quello di
dare visibilità e legittimità all’essere omosessuale sottolineando che non è una scelta,
né una malattia, né contro natura o perversione, e che la virilità e la femminilità non
centrano assolutamente con l’essere gay o lesbiche
Il “venir fuori” (coming out), il rivelarsi e sempre stato unicamente un problema degli
omosessuali. I ragazzi e le ragazze omosessuali devono scegliere tra la clandestinità e
una confessione di cui porteranno, da soli, tutto il peso e il rischio.
Quando un ragazzo decide di dire al proprio genitore, alla propria compagna di classe
che è gay (o lesbica) ha già fatto tutto in solitudine. Da solo ha trovato il coraggio
necessario. Da solo quella solidità che gli permette di rischiare un’amicizia importante o
un buon rapporto con la famiglia senza rimanerne distrutto. Ma a nessuno si dovrebbe
dover chiedere di essere un eroe solo per poter vivere secondo la propria natura.
Un ragazzo gay ha scritto, tempo fa, ad una rivista scolastica : “La cosa che più mi
sconvolge è sapere che, quando i miei amici leggeranno questa lettera che non ho il
coraggio di firmare, mai e poi mai penseranno che a scriverla sia stato io”. Quel ragazzo
ha ragione. I suoi compagni neanche prendono in considerazione I’idea di vivere accanto
ad un omosessuale,e vedere che nessuno di quelli che ti vive accanto viene sfiorato
dall’idea che tu sia come sei davvero, ti annienta, ti fa sentire di un altro pianeta, uno
che non ha diritto a essere quello che è, quindi – semplicemente – non ha diritto di
esistere.
Gli studi psico-sociali dicono che i ragazzi e le ragazze omosessuali hanno il triplo o il
quadruplo di probabilità in più di pensare al suicidio, perché sentono di vivere in un
mondo che ogni istante li rifiuta e li offende e le ultime ricerche ci dicono che in Italia
un ragazzo su 5 è un bullo per motivi omofobi.
Anche le persone omosessuali hanno diritto ad essere difese e rispettate.
Qualche suggerimento pratico: se un vostro alunno, o anche un vostro amico o parente vi
chiedesse: “ Secondo te sono gay? Sono lesbica?” dovete pensare che la domanda in
realtà è un’altra: “anche se fossi gay o lesbica posso continuare ad avere una buona
relazione con te? Il mio essere omosessuale mi porterà a perdere le mie amicizie?”
Nelle risposte sarà quindi importante non dare la sensazione che essere omosessuali sia
una condizione invalidante e che quindi sarebbe preferibile non esserlo.
Risposte sbagliate:
1) “Può essere una fase; avere avuto esperienze con persone dello stesso sesso non
significa essere omosessuale”. Anche se dando risposte simili si ha la sensazione di
tranquillizzare su una condizione che può essere vissuta come indesiderabile, di fatto si
dà la sensazione che tale condizione è veramente indesiderabile e quindi si moltiplicano
le paure che l’adolescente sta vivendo sul suo orientamento.
2)”Hai fatto bene a dirmelo, ma non dirlo ad altri ( genitori, compagni)”. Si dà
l’impressione che essere omosessuali sia male e quindi sia una condizione da tenere
nascosta. Valutate invece con lui i modi e i tempi del suo coming out.
3) “ Come fai a saperlo? Forse non hai ancora trovato la persona giusta per te, e non
hai ancora provato rapporti sessuali con l’altro sesso!”. Le pulsioni e le attrazioni che
proviamo sono espressione della nostra identità e guidano i nostri comportamenti e non
sono viceversa i comportamenti a definire la nostra identità, quindi non è avere rapporti
con l’altro sesso che farà di noi un eterosessuale, ma sono i sentimenti e le pulsioni
affettive e fisiche che proviamo a svelarci quello che siamo e su questo dobbiamo dare
credito ad un ragazzo che ci dichiara di essere omosessuale.
4) ” Sei troppo giovane per fare una scelta così importante!” L’omosessualità non è
una scelta!!!
5) “ Lascia perdere, hai cose più importanti in questo momento su cui concentrarti!”
Fare coming out è un momento molto difficile e doloroso: l’accettazione della propria
omosessualità è accompagnata al timore che la qualità della propria vita possa
cambiare, così come le relazioni di amicizia o con i famigliari. Mai minimizzare,
sottovalutare o screditare questo momento!
5) “ Non lo avrei mai detto! Non si vede proprio!” Non rafforzare gli stereotipi su
come gli omosessuali si suppone siano o si debbano comportare!
Risposte corrette:
1) “ Non c’è problema!” dare il messaggio che qualunque sia il suo orientamento
sessuale non cambia la relazione che abbiamo con lui.
2) “ Quali sono le cose che ti preoccupano” Lasciare a lui/lei il compito di definire le
proprie paure senza tentare una interpretazione
3) “ Pensi di avere bisogno del mio aiuto?” date la vostra disponibilità a sostenerlo in
questo momento, ma lasciate che sia lui/lei a dirvi cosa vuole e cosa ha bisogno
4) “ Dirmelo non sarà stato facile, ora però dobbiamo trovarti un fidanzato/a!” E’
importante riconoscere le difficoltà del suo coming out, ma contemporaneamente
cercare con una battuta di sdrammatizzare la cosa facendo riferimenti costruttivi alla
sua vita affettiva e sessuale affermando così il suo diritto di essere quello che è e di
essere felice in amore.
5) “ non sei l’unico, e anche se a scuola magari è difficile avere informazioni
adeguate, esistono associazioni che possono aiutarti e darti supporto”
E ora qualche consiglio ai genitori che venissero a conoscenza
dell’omosessualità del proprio figlio, figlia.
1) Se il figlio/a è omosessuale non è per colpa vostra e l’orientamento sessuale è una
componente dell’identità sessuale stabile e che quindi non può essere modificata.
2) il figlio/a non ha scelto il suo orientamento sessuale, non può cambiarlo in nessun
modo e non è neppure malato. Semplicemente appartiene ad una minoranza che ama
persone del suo stesso sesso. E basta.
3) Tra tutti, quello che più ha sofferto è lui/lei e sino ad ora ha sofferto in totale
solitudine. Schieratevi dalla sua parte e confermate il vostro amore nei suoi confronti
perché è sempre il figlio di prima.
4) L’amore omosessuale ha pari dignità d’esistere degli amori eterosessuali e come gli
amori eterosessuali richiedono visibilità, spazio, confidenze e parole, quindi non fate
finta di niente, ma esplorate col dialogo il mondo affettivo di vostro figlio/a. E’
importante appoggiare il figlio/a e sostenetelo nella costruzione di una relazione stabile
e duratura.
5) Ricordate che la felicità o infelicità del figlio/a non dipende dal suo orientamento
sessuale, ma dall’ambiente famigliare e sociale che lo circonda. Se volete la sua felicità
è li che dovete agire.
6) Non vergognatevi di vostro figlio/a o del fatto che possiate essere giudicati una
famiglia “sbagliata”. Non è stando nascosti che la vita può essere più facile. Come ha
fatto il figlio/a che ha dichiarato la propria omosessualità così dovrà fare anche la
famiglia, almeno in alcuni ambiti e ambienti.
7) Esistono molte altre famiglie con figli omosessuali ( ipotizzando famiglie con due figli
una famiglia ogni 5 ha un figlio omosessuale!) e frequentare altri genitori che hanno
vissuto le stesse esperienze può aiutare moltissimo a ritrovare quell’equilibrio che
sembra essere perduto. l’AGEDO esiste per questo!
8) Lavorate per una famiglia unita dove tutti i figli/e i loro amori possano gioire della
compagnia reciproca. Non permettete agli altri figli di assumere un atteggiamento di
rifiuto od ostilità nei confronti dell’omosessualità del fratello/sorella: un membro della
famiglia si trova in una posizione più difficile non per sua scelta, colpa o malattia e la
famiglia deve fare quadrato intorno a lui e proteggerlo.
9) Permettete ai figli/e di frequentare ambienti gay friendly: i ragazzi/e hanno bisogno
di capire che non sono gli unici sulla faccia della terra, che gli omosessuali non sono dei
mostri alieni, che le modalità relazionali tra omosessuali possono anche differire dalle
modalità alle quali erano abituati in un ambiente etero e magari anche trovare un
compagno o una compagna. Se temete che questi siano luoghi di perdizione ricordate
che non è essere gay o etero che cambia il consumo di sesso occasionale, ma il tipo di
educazione e di valori acquisiti.
10) Aprite la casa agli amici omosessuali di vostro figlio/a. Questo per diversi motivi: I)
almeno in casa il figlio/a potrà esprimersi ed essere felice nelle sue relazioni. II)
Permette di conoscere altri ragazzi e ragazze omosessuali e capire così che sono ragazzi
normalissimi. III) Avrete modo di conoscere chi frequenta.