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Bullismo

Il bullismo può essere:
1) fisico: atti aggressivi fisici o danneggiamenti o sottrazione di proprietà
2) verbale diretto tramite insulti o derisioni o indiretto tramite diffusione di maldicenze
3) manipolativo/ relazionale volto a colpire i rapporti di amicizia della vittima a scopo di isolarla
Per parlare di bullismo devono essere soddisfatti tre criteri:
1) intenzionalità: il bullo si giustifica dicendo di non averlo fatto apposta o di essere stato provocato o ancora che la vittima se l’è meritata perché ha caratteristiche spregevoli
2) persistenza: l’atto è ripetuto nel tempo e pianificato con meticolosità
3) disequilibrio di potere e status tra la vittima e chi compie prepotenze.
Il bullismo, prima ancora di essere un atto aggressivo, è una dinamica relazionale dove ognuno, con i rispettivi ruoli recita una specie di copione sulla distribuzione del potere.
Si identificano più soggetti:
1) il bullo, che agisce per gratificazione personale, ricerca di uno status più elevato nel gruppo o anche per guadagni personali
2) la vittima, che subisce e non è in grado di difendersi perché più piccolo, debole o diverso dalle aspettative del gruppo
3) gli spettatori che possono o agire in modo diretto aiutando il bullo, o in modo indiretto non intervenendo e non riferendo l’accaduto agli adulti
Nel gruppo, più si è nel compiere l’atto aggressivo e meno ci si sente responsabili.
I bersagli del bullismo omofobico:
1) adolescenti apertamente gay o lesbiche
2) adolescenti che sembrano omosessuali
3) adolescenti con fratelli o sorelle omosessuali
4) adolescenti con amici omosessuali
5) adolescenti con idee tolleranti nei confronti dell’omosessualità
Il bullismo omofobico va a rafforzare l’identità eterosessuale di ogni membro del gruppo e trae le sue origini da pregiudizi condivisi o poco osteggiati anche dal mondo degli adulti che generalmente tenderanno a sottovalutare gli eventi di violenza e a le ripercussioni emotive che provocano nella vittima ( Stai esagerando. Probabilmente era solo uno scherzo.).
Da parte della vittima chiedere aiuto equivale a focalizzare l’attenzione sulla propria omosessualità vera o presunta con i relativi sensi di colpa, vergogna e disistima. Impotenza, isolamento e senso di colpa fanno sì che per la vittima sarà molto difficile chiedere aiuto agli adulti e trovare in loro figure di sostegno.
L’uso di un linguaggio o di performance imitative offensive nei riguardi delle persone omosessuali, anche se usato non con l’intenzione di dare dell’omosessuale a qualcuno, di fatto contribuisce a dare un’immagine dispregiativa dell’omosessualità che si ripercuote negativamente su quegli adolescenti che stanno interrogandosi sul proprio orientamento sessuale.