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Mamma Elena

Io non lo sapevo, non me lo ero proprio immaginato che mio figlio fosse gay! All’epoca, pur non avendo nulla in particolare contro le persone omosessuali, ero convinta che i gay fossero tutti un po’ effeminati, parlassero in una certa maniera, camminassero strano e continuassero a gesticolare, così come pensavo che le lesbiche avessero tutte i capelli cortissimi, giocassero a calcio e vestissero sempre come i maschi. Non lo sapevo proprio che solo una piccola percentuale di persone omosessuali rispondono a questi modelli e che invece la maggioranza è completamente invisibile. Così, quando mio figlio mi ha detto di essere gay, io non me lo aspettavo assolutamente, mai lo avrei immaginato: mio figlio non ha assolutamente nulla che possa indurre il sospetto che sia omosessuale e quando mi ha detto “mamma, sono gay” mi sono sentita la terra franare sotto i piedi. Per molto tempo probabilmente lottava contro questo suo essere non conforme alle aspettative di tutti, sue comprese, e pensava di portare grande dolore, delusione e disvalore all’interno della famiglia, ma si era innamorato di un ragazzo e non voleva e non poteva pensare di vivere di nascosto questa sua condizione. Quando me lo ha detto stava piangendo disperato, aveva bisogno di saper che la sua famiglia lo avrebbe comunque amato, che in qualche modo saremmo comunque riusciti ad accettarlo. La prima cosa che di istinto mi è venuto da fare è stato abbracciarlo e dirgli che avrei avuto un genero di più e una nuora di meno e che quindi non cambiava nulla. Anche mio marito appena lo ha saputo lo ha abbracciato e gli ha confermato il nostro amore incondizionato, poi ha riunito gli altri figli e ha detto: “ vostro fratello probabilmente avrà una vita più difficile: noi dobbiamo fare quadrato intorno a lui” e così è stato.
E’ ovvio che comunque una notizia di questo tipo vada comunque metabolizzata e ricordo il bisogno impellente di quel primo periodo di sapere, di capire, di parlare con qualcuno, non necessariamente più esperto, ma disposto comunque ad ascoltare. Ricordo le lacrime perché pensavo a quale vita difficile, di nascondimenti, di sotterfugi, di isolamento, aveva davanti mio figlio, e non sapevo cosa fare. Mio marito è stato fantastico: ha accolto la mia tristezza tranquillizzandomi e confermandomi che tutto sarebbe andato bene.
Due pensieri mi facevano soffrire soprattutto: il pensiero di tutta la sofferenza che mio figlio aveva vissuto senza che me ne accorgessi: ero stata una mamma molto distratta, e il pensiero della vita difficile che poteva avere davanti.
Ho sentito subito forte il bisogno di capire cosa fosse l’omosessualità e cosa potessi fare per aiutare mio figlio ad avere una vita felice e questo significava permettergli di essere se stesso alla luce del sole, poter parlare dei suoi sentimenti, condividere con il resto della famiglia le sue amicizie, poter portare a casa la persona di cui si era innamorato e dare visibilità al suo amore. Da allora la mia casa si è riempita anche di ragazzi e ragazze gay e lesbiche che hanno stretto amicizia con gli altri miei figli e i loro amici e morosi.
Ovviamente come mamma ho desiderato che anche fuori dalla famiglia mio figlio potesse essere una persona felice e ho sentito forte il bisogno di lavorare soprattutto con i giovani per la riduzione dei pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali e per una corretta informazione sulle tematiche omosessuali sperando così che anche la società poco per volta diventi più inclusiva e accogliente e quindi una società dove mio figlio e i suoi amici possano sentirsi sicuri e felici. Ho pensato che una cosa che posso fare è quella di far capire ai giovani, nelle scuole, ai genitori, insegnanti, educatori che l’omosessualità è solo una variante naturale della sessualità e nient’altro. Non è una scelta di vita, non è peccato, non è malattia o perversione, non è nulla di contro natura. E’ solo una differenza percentuale che coinvolge una persona ogni 10.
Come genitori, o parenti, o amici, l’unica cosa che conti dovrebbe essere che il nostro caro sia felice e potrà esserlo solo se saprà che noi lo amiamo per quello che è, che gli siamo vicini e che lo accogliamo ( NON HO DETTO ACCETTIAMO! Nessuno vuole essere semplicemente “accettato” dalle persone che ama!) condividendo con lui le sue gioie e i suoi dolori, i suoi innamoramenti e i suoi momenti di crisi proprio come avremmo fatto se ci avesse presentato un compagno o una compagna dell’altro sesso.
Sono consapevole che noi siamo stati genitori molto fortunati: nostro figlio ci ha amato e ci ama abbastanza da voler poter essere veramente se stesso con noi, senza segreti, potendo condividere i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue gioie e i suoi dolori e anche i suoi amori. Tanti ragazzi e ragazze come lui preferiscono tacere e nascondersi trasferendosi lontano dalle loro famiglie e fingono di essere ciò che non sono, risparmiando ai loro genitori, sì uno shock iniziale, ma privandoli anche dalla gioia di conoscere il proprio figlio o figlia e la loro vera sentimenti e la loro vera vita.