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Mamma Rosalia

 Mio figlio mi ha raccontato della sua omosessualità molto presto: era in terza superiore. Subito è stato chiaro il fatto che prima di tutto per lui c’ era stata una grande ricerca interiore e che se me lo diceva era perché queste erano le conclusioni del suo percorso. Ovviamente io nel discorso ho tirato in ballo “gli alti e bassi” dell’ adolescenza come un periodo di incertezza anche dal punto di vista sessuale ma lui è stato molto deciso quando me l’ha confessato e io  in cuor mio lo sapevo perché un figlio lo si conosce da sempre ( da quando l’hai messo al mondo). Le paure sono diverse: quella  di un mondo ( e dell’ Italia in particolare ) che non è ancora preparato ed è anche violento con chi è omosessuale. All’ inizio gli ho consigliato di andare da uno psicologo “per chiarirsi”.  Lui ha accettato solo per una volta ma anche lo psicologo è stato SUBITO CHIARO dicendo lui stesso che l’omosessualità non è ritenuta una malattia e non si cura. Poi mio figlio mi ha fatto capire che il suo essere omosessuale era una caratteristica identitaria così forte e decisa che avrebbe rinunciato alla  paternità (a malincuore) e di questo mi dispiace molto perché sono convinta che sarebbe un ottimo padre. A mio marito l’ho detto più tardi, dopo qualche anno. Anche lui l’aveva già capito, ha più difficoltà ad accettare l’ omosessualità del figlio ma lo rispetta. I miei parenti più stretti appena l’hanno saputo l’hanno accettato perché l’hanno subito visto come una cosa naturale. Tra i parenti alla lontana alcuni commenti sono stati:  “Mi dispiace molto…poverino”.

 Attualmente mio figlio (ventitreenne) ha un “fidanzato”, un suo coetaneo, da tre anni, e vive la sua “storia” liberamente a casa. I ragazzi vivono ancora nelle rispettive famiglie essendo studenti universitari.

Penso che noi genitori possiamo cambiare la mentalità degli altri intanto non vergognandoci dei nostri figli, cominciando dall’ambiente familiare senza dover ostentare niente. Certamente poi aderire ad un’associazione come Agedo dà modo di poter fare informazione su queste tematiche in ambienti diversi: come le scuole, le associazioni, i paesi attraverso serate e/o banchetti. L’importante è che se ne cominci a parlare, che l’ omosessualità sia visibile perché per molti anni non è stato così: volutamente si è taciuta questa realtà, ma questa è una ”realtà” e quindi esiste e la si può comprendere solo  conoscendola.