Questo sito utilizza i cookies e le variabili di sessione per migliorare la tua esperienza di navigazione offrendoti un servizio personalizzato. La navigazione sul nostro sito ne comporta l'automatica accettazione. Per ottenere ulteriori informazioni, ti invitiamo a prendere visione della nostra Cookie Policy.

Mamma Tina

Avevo 15 anni quando conobbi il mio primo ragazzo speciale.
Era molto dolce, umile, sincero….Stava per entrare nel mio cuore quando, un giorno, cominciò a cambiare il suo atteggiamento: si pitturava le unghie,si lasciava crescere i capelli,diradava sempre più la sua barba,ripetendo spesso una frase:”VOGLIO ESSERE ME STESSO”.
Mi parlò di quanto scomodo fosse il suo corpo, di quanto difficile fosse camminare tra molti e sentirsi solo e fuori posto. Diventammo molto amici,scoprii quanta sofferenza ci fosse in lui, ma anche con quanta intelligenza affrontasse questa sua difficoltà. Erano anni difficili per le persone (si parla del 1974) tutto allora era scandalo, sopratutto in un piccolo paese, ma lui affrontò tutto e tutti con molta ironia e sempre col sorriso sulle labbra.  Sì così rispondeva agli insulti e alle prese in giro quotidiane. Così,fino al giorno del suo intervento che lo rese finalmente “SE STESSO”.
Imparai attraverso di lui il senso infinito del rispetto per se stessi e per gli altri ed era forte l’ammirazione che provavo mentre si faceva spazio in un mondo ostile.  Spesso mi domandavo: se nulla succede per caso, l’incontro con questa persona cosa avrebbe significato nella mia vita?.
Lo scoprii dopo qualche anno, quando mio fratello mi dichiarò la sua omosessualità.  Aveva paura di affrontare i genitori, non avrebbero capito. Sono la sorella maggiore di 8 anni, nel mio cuore già lo sospettavo, sentivo che per i genitori era lo stesso, ma l’omertà la faceva da padrona. Solo con me poteva esprimersi liberamente  e così fece.
Fu abbastanza semplice ascoltarlo e tranquillizzarlo: con orgoglio gli dissi di alzare la testa, di camminare fiero della sua vita, di rispettarsi e farsi rispettare. Gli dicevo: “Tu non sei diverso, sono gli altri che giudicano ciò che non comprendono, io non smetterò mai  di amarti, anzi ti amerò di più.”
Gli anni passano, divento mamma, di splendidi figli: ROSSANA e FABRIZIO.
Fabrizio aveva 16 anni quando fece  coming out,e qui capii fin da subito che le cose per me sarebbero andate diversamente.
Con lui mi espressi in modo sereno e comprensivo, facendogli ben capire che per me non cambiava nulla, anzi :gli ripetei le stesse cose che dissi a mio fratello.   Ma, dentro di me stava succedendo qualcosa di diverso: mi sentivo mancare la terra sotto i piedi, e avevo un vortice di sensazioni nuove nel corpo e nella mente.
Era arrivato per me il momento di stare zitta e ascoltare quello che mi stava succedendo. Pian piano lo vedevo cambiare, lo vedevo sorridere più spesso, il suo carattere diventava meno chiuso. Mi parlava di frequente, mi raccontava della scuola, di quanto fosse umiliante  e doloroso attraversare i corridoi di un istituto superiore a testa bassa , tra le beffe e gli aggettivi impropri dei compagni.
Mi spezzava il cuore, mio figlio soffriva e non potevo far nulla.
Cercai di aiutarlo a sentirsi più sicuro di sé per potersi difendere, non potevo farlo io: troppa era l’ignoranza e l’impreparazione in materia da parte dei docenti.
Averlo detto alla mamma per lui fu l’inizio di un tempo migliore, ma per me iniziò un momento difficile.  Mi sorprendevo nel pormi domande nuove, pensieri che tenevo dentro, riflessioni mai fatte prima, e forse era normale: si trattava di mio figlio! pensieri che scorrevano parallelamente all’amore indiscusso che provavo per lui.   La paura fu la prima forza da elaborare: in fondo non sapevo niente di concreto del mondo omosessuale.
Gli faranno del male!? dovevo proteggerlo!! Parlai con tanta gente, pregiudizio e omofobia quasi ovunque, vedevo il suo mondo in bianco e nero….
Dovevo sapere di più.
Andai al mio primo Pride, insieme a PAOLA D’ALLORTO, insieme si fondò A.GE.D.O. Verbania. Non eravamo più soli: mi servì molto confrontarmi con altri genitori e ragazzi. Il mondo di Fabrizio ai miei occhi prendeva colore.  Sono cattolica quindi….molte domande ancora!!  Elaborando però,conclusi che DIO avrebbe amato più di me tutti i suoi figli, anche, e forse di più se omosessuali.
Raccontare la mia esperienza alla famiglia, agli amici, per vedere la loro reazione e scoprire di provare una certa resistenza nel parlare di Fabrizio, mi provoca vergogna!!  POI mi vergogno della mia vergogna, perché devo ancora elaborare!  ma non mi è difficile! Rispetto troppo il coming out di questi ragazzi, la loro forza, le loro difficoltà, e ciò mi serve per urlare  più forte la mia convinzione, le mie sensazioni, le mie esperienze. Un amico, un fratello, mi hanno aperto gli occhi su un mondo nuovo e mi hanno trovata preparata per capire mio figlio.
Trampolino di lancio verso un’esperienza nuova e più importante: essere PRIMA di tutto mamma.
L’omosessualità di mio figlio mi ha aiutato a crescere, a migliorare il mio pensiero.
Grazie FABRIZIO, a te, e a tutto il MONDO GAY!